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L’area Sud della Sardegna è nota per varie peculiarità presenti anche in altre zone dell’isola e dell’Italia, ma ha anche molti elementi identitari che meritano di essere scoperti. Qui di seguito potrete trovare in particolare varie notizie a voi utili sui luoghi attraversati dai più collaudati itinerari in cicloturistici. Noi li abbiamo pedalati tutti e ve li abbiamo raccontati mentre lo facevamo. Pur volendoveli suddividere per luoghi attraversati, così da facilitarvi la consultazione mirata, per ripercorrere con noi il nostro viaggio, leggeteli in sequenza. Sono quindi questi sono i “luoghi” attraversati: 

CAGLIARI

Come punto di appoggio per la nostra prima tappa scegliamo Cagliari. Scelta per comodità, scopriamo invece quanto sia bella e ci riproponiamo di soggiornarci gli ultimi giorni alla fine del lungo tour che ci aspetta, prima di lasciare l’isola. Facciamo però in tempo a visitare il centro storico del quartiere di Castello, che si noti bene non racchiude nessun castello! Si tratta infatti di una cittadella fortificata dai Pisani nel Medioevo, conquistata poi dagli Spagnoli e sede poi del potere dei re piemontesi. Castello, da cui il nome in sardo della città Casteddu, ci rapisce per le sue viuzze che come un labirinto si sviluppano sul colle più alto di Cagliari. Saliamo sulla Torre bianca di San Pancrazio, da cui si gode di un panorama mozzafiato, spaziando dalla pianura del Campidano verso nord, alla costa est verso Villasimius (meta della nostra prima tappa!) a quella ovest verso Pula (ultima tappa del nostro tour). La giornata soleggiata ma fresca ci regala una miriade di colori della città e delle sue lagune, in primis i bacini rosa delle saline di Molentargius e il verde del colle di Monte Urpinu davanti a noi. Visitiamo la Cattedrale di Santa Maria e Cecilia nella Piazza Palazzo, il cuore di Castello, e scendiamo verso il Bastione di Saint Remy, una meravigliosa terrazza panoramica sulla città, che si affaccia sulla piccola piazza Costituzione da cui si ammirare la facciata monumentale del bastione. Pranziamo in un grazioso localino in via Sardegna nel quartiere di Marina, ordiniamo rigorosamente le specialità di mare tipiche della zona. Per smaltire il pasto ci concediamo una passeggiata lungo il porto, costeggiando il mare su una lunga passerella in legna che ci porta al porticciolo di Su Siccu davanti alla bellissima Basilica di Bonaria.

POETTO

Il nostro Tour in giro per il sud Sardegna non poteva iniziare da un posto migliore. Il punto di partenza che abbiamo scelto e che ci porterà ad attraversare i paesaggi sardi tra spiagge, macchia mediterranea, siti archeologici e miniere abbandonate è proprio il capoluogo sardo, Cagliari. Più precisamente la sua lunghissima spiaggia, il Poetto, abbracciato dal mare aperto da una parte e dallo stagno di Molentargius dall’altra. Nonostante si tratti di una spiaggia cittadina (i suoi 8 km sono divisi tra i territori di Cagliari e Quartu Sant’Elena), il suo litorale conserva una spiaggia ordinata e un’acqua cristallina. Il fondale è bassissimo per numerosi metri, dando la possibilità di compiere lunghe passeggiate in acqua. Il Poetto è dominato dalla Sella del Diavolo, un promontorio dalla forma particolare. Secondo la leggenda in una battaglia tra angeli e demoni, capitanati da Lucifero, questo fu disarcionato cadendo in mare mentre la sua sella si sarebbe pietrificata sul colle. Gli angeli invece continuerebbero a proteggere l’intera baia, chiamata appunto Golfo degli Angeli. Da qui partiamo per costeggiare la spiaggia sulla nuova pista per ciclisti e sportivi che amano praticare jogging e sport, su questo lungo tappeto rosso. Circa a metà del Poetto ecco la prima delle numerose torri costiere che incontreremo lungo il nostro viaggio. La chiamano “Torre di Mezza Spiaggia”, grazie alla sua posizione poteva comunicare con altre torri disseminate su questa parte di costa per avvisare dell’arrivo dei nemici Saraceni, che per secoli ha invaso e depredato le popolazioni sarde dei villaggi costieri. Alle sue spalle si erge l’edificio abbandonato del vecchio ospedale marino. All’altezza del nuovo ospedale decidiamo di svoltare a sinistra per avvicinarci allo Stagno di Molentargius, sperando di poter avvistare i tanto famosi fenicotteri rosa. Ecco che questi eleganti animali ci regalano la loro danza: muovono le loro lunghe gambe in cerca di cibo nella melma dello stagno in cui tuffano la testa con il grosso becco. Alcuni sono davvero molto vicini alla strada e ci stupiamo della tranquillità con cui continuano a mangiare e sgambettare nonostante i rumori del traffico. Sullo sfondo notiamo delle strutture abbandonate, macchinari e edifici che ospitavano le Saline di Cagliari, ora diventate parco ambientale protetto. Probabilmente i fenicotteri sanno di essere speciali e invece di spaventarsi sono a proprio agio in questa laguna in mezzo alla città!

Alla fine delle Saline e della spiaggia del Poetto, arriviamo al punto più estremo del litorale, Margine Rosso, per svoltare a destra e iniziare la lunga strada costiera che ci porterà fino alla rinomata meta di Villasimius. Attraversiamo prima alcuni paesi e frazioni, borghi di case di villeggiatura estive, e ci affacciamo finalmente sulla costa nei pressi di Capitana. Il panorama è mozzafiato e la fatica delle prime salite e curve è alleviata dalla bellezza del panorama. Il mare si tinge di sfumature di colori che vanno dal blu cobalto al verde smeraldo, passando per il turchese. Le alte scogliere e le calette sono avvolte dalla macchia mediterranea, tipica della zona. Da qui notiamo come la Sella del Diavolo che ci aveva accolto all’inizio, ha assunto una buffa forma squadrata che non ricorda più quella armoniosa iniziale. Delle tante calette e spiagge che incontriamo, quella che più ci è rimasta nel cuore è probabilmente Mare Pintau. Il suo nome vale più di mille spiegazioni: Mare Dipinto. Grazie alla giornata soleggiata possiamo ammirare anche noi questo spettacolo della natura e decidiamo di concederci una prima sosta in questa spiaggetta. Il percorso è avventuroso, tra gli arbusti della selvaggia macchia mediterranea, ma forse è anche questo che accresce il valore di questa caletta tanto amata dai cagliaritani. L’arenile è eterogeneo, costituito da sabbia fine e candida e da ciottoli e ghiaia di diverse dimensioni. Salutiamo a malincuore questo luogo incantato e superato Geremeas ci troviamo nel territorio di Torre delle Stelle. Il villaggio, esclusivamente di case vacanze, è abbarbicato sulla collina che si affaccia sul mare, su cui domina una imponente torre spagnola. Dalle stradine bianche del paese, tutte con nomi dedicati a costellazioni, stelle e pianeti, si possono raggiungere le due spiagge di Cann’e Sisa a nord e Genna ‘e Mari a sud. Sempre sulla costa avvistiamo la lunghissima spiaggia dorata di Solanas, anch’essa dominata dalla sua Torre spagnola sul promontorio di Capo Boi. La salita che ci aspetta è complessa e difficoltosa, dato dal fatto che la strada vince il dislivello grazie a una serie di tornanti particolarmente ripidi. Una volta arrivati in cima ancora una volta è la vista mozzafiato della costa che ci fa dimenticare la fatica. Da questo punto lasciamo il Golfo degli Angeli alle nostre spalle per addentrarci nel territorio di Villasimius, o Crabonaxa come indica il cartello stradale in lingua sarda!

VILLASIMIUS

Superato il promontorio di Capo Boi e il cartello di benvenuto del comune di Villasimius, la discesa ci regala un paesaggio incantevole che spazia dalle montagne granitiche all’azzurro del mare. Vicino a noi le prime spiagge di Porto Sa Ruxi mentre in lontananza si scorge il porticciolo turistico di Villasimius, la Torre Spagnola sul promontorio di Capo Carbonara e il faro dell’Isola dei Cavoli. Il centro di Villasimius offre la possibilità di numerosi ristoranti, hotel, B&B configurandosi come ottimo punto di appoggio per visitare le numerose spiagge del territorio, dislocate come una corona lungo la costa. Tra le tante che ci sono suggerite (dalla selvaggia Punta Molentis alla più affollata Simius), decidiamo di dedicare una sosta alla spiaggia di Porto Giunco. Grazie alla passerella che costeggia lo stagno di Notteri, raggiungiamo l’arenile con facilità e godendoci il paesaggio. Scopriamo così che la spiaggia non è altro che un lembo di terra che divide appunto lo stagno, frequentati spesso dai fenicotteri, dal mare aperto. Anche questa spiaggia è dominata da una imponente torre spagnola; dal suo promontorio si può ammirare un panorama indimenticabile, che spazia dall’Isola di Serpentara a quella dei Cavoli, dalle montagne granitiche e ricche di macchia mediterranea al are variopinto. Mai sazi della bellezza di questo territorio, raggiungiamo la piccola e nascosta spiaggia di Cava Usai, dall’altra parte della collina. La cala ci affascina per la sua atmosfera particolare. Qui veniva estratto e caricato sulle imbarcazioni il granito di Villasimius, usato per la costruzione di edifici in Italia e all’estero. Abbandonata verso gli anni Cinquanta, la cava è ora un gioiello incastonato nel promontorio di Capo Carbonara, dove il bianco accecante dei suoi ciottoli crea un forte contrasto cromatico con l’azzurro intenso del mare.

Lasciato il grazioso paese di Villasimius, continuiamo il nostro viaggio lungo la strada costiera che ci porterà a Muravera. Dopo aver passato Cala Pira e Cala Sinzias, lasciamo la costa per addentrarci nell’interno e raggiungere Castiadas. Qui sorse una colonia penale nella seconda metà dell’Ottocento, che a quanto pare diede il nome alla località di Costa Rei, ovvero Costa dei Rei, un lunghissimo tratto di costa ora una delle più ambite mete turistiche del sud Sardegna. Resistiamo alla tentazione di tuffarci nel mare cristallino della rinomata spiaggia dello Scoglio di Peppino e proseguiamo il nostro tragitto verso Muravera. Superata Olia Speciosa e Camisa, all’altezza di San Priamo deviamo per lo stagno di Colostrai. Anche questa zona umida è frequentata dai fenicotteri rosa. Costeggiamo la laguna e raggiungiamo la Torre dei Dieci cavalli, anch’essa di epoca spagnola, che si dice fosse presidiata da dieci uomini che al segno di allarme di avvistamento del nemico sarebbero poi partiti per avvisare del pericolo le popolazioni dell’interno. A differenza delle altre torri che abbiamo avvistato lungo il nostro tour, questa è unica nel suo genere in quanto la torre circolare è costruita su un basamento rettangolare, attraversato da una porta percorribile appunto a cavallo. Ricongiunti alla SS125, proseguiamo fino a raggiungere la nostra meta, Muravera.

MURAVERA

Muravera è uno dei centri più importanti della regione del Sarrabus che abbiamo attraversato. Nel piccolo centro storico visitiamo la chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola di Bari e la chiesa di Santa Lucia. Questa scopriamo faceva parte del vecchio villaggio di Petrera, ora rinominato Rione Santa Lucia. Sempre girando tra le vie del centro ci imbattiamo in un pittoresco portico, Portico Petretto che si dice fu costruito dalla famiglia che viveva nelle abitazioni ai lati della strada, per poter attraversare la via durante i forti acquazzoni che caratterizzano la zona. Sempre nel centro storico abbiamo la possibilità di visitare una casa tipica del Sarrabus, Sa Domu de is Candelajus, permettendoci un viaggio nel tempo in quella che doveva essere la vita nell’Ottocento dei ricchi proprietari Pilia.

Lasciata Muravera continuiamo il nostro viaggio alla volta di Orroli. Proseguendo sulla SS387 costeggiamo il fiume Flumendosa, uno dei fiumi più importanti della Sardegna. Il paesaggio inizia a inasprirsi, regalandoci dei panorama di montagna incantevoli. Quello che più ci ha colpito e affascinato, dopo circa 5 km dall’uscita di San Vito, è quello del Monte Lora. Il profilo della montagna richiama quello di una donna dormiente; la somiglianza è così sbalorditiva che alcuni l’hanno rinominato “la sfinge”! Il paesaggio lussureggiante e incontaminato di queste montagne, unito al Flumendosa sempre accanto a noi a destra della strada, ci accompagnano fino al paese di Ballao. Tutto intorno i boschi di lecci e sugherete, uniti alla sempre presente macchia mediterranea, che ci avvolge con i suoi colori e…profumi!

BALLAO

Attraversato il centro di Ballao, proseguiamo il nostro viaggio verso nord. Perdiamo di vista il Flumendosa ma lo ritroviamo subito dopo aver superato un altro piccolo paese, Escalaplano. Dalla strada sulla nostra sinistra scorgiamo il Lago Mulargia, bacino artificiale che insieme a quello del Flumendosa è fondamentale per l’irrigazione dei campi agricoli della zona ma anche di tutto il Campidano, la pianura che si estende da Cagliari verso Oristano. Proseguiamo la nostra pedalata sulla SP10 e prima di arrivare al paese di Orroli, non possiamo non visitare il maestoso nuraghe Arrubiu. Questo complesso nuragico è stato riconosciuto dall’Unesco perché patrimonio dell’umanità e unico nel suo genere. Nonostante la Sardegna sia costellata di questi edifici megalitici in tutto il suo territorio, il Nuraghe Rosso (“arrubiu” indica appunto in lingua sarda il colore delle pietre con cui è costruito) è l’unico pentalobato che è stato trovato finora: ha quindi un mastio centrale cui attorno si sviluppa la cinta muraria e le cinque torri a difesa di quella centrale. Il nuraghe ci lascia incantati e ci trasmette quell’atmosfera di mistero che avvolge tutti i nuraghi qui in Sardegna. Proseguiamo in direzione di Orroli, distante solo 6 km dal sito archeologico.

ORROLI

Il paese di Orroli è sicuramente famoso per il maestoso nuraghe Arrubiu, che merita sicuramente una visita. Nel centro storico abbiamo modo di vedere quelle che sono le case tipiche campidanesi, con gli ampi cortili interni (lolla come si dice in sardo) e i grandi portoni dove si intagliavano generalmente le iniziali dei proprietari o gli stemmi del lavoro che praticavano. Visitiamo la chiesa parrocchiale di parrocchiale di San Vincenzo Martire e quella di San Nicola e ci rilassiamo prima di riprendere il nostro lungo viaggio in Terra Sarda! Scopriamo che qui a Orroli passa il famoso Trenino Verde, che attraversa la Sardegna da Mandas ad Arbatax, cittadina che si affaccia sul mar Tirreno. La tratta è a scartamento ridotto e attraversa una delle parti più verdi e incontaminate dell’isola. Nonostante la tentazione di prendere il treno e farci cullare dal verde del paesaggio, risaliamo in sella alle nostre bici in direzione di Barumini. Dalla partenza abbiamo percorso circa 150 km, tra spiagge, montagne, fiumi e antichi nuraghi.

NURRI

Proseguiamo il nostro viaggio e attraversiamo il paesino di Nurri, a 600 m s.l.m. Ci fermiamo per visitare la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo ed ecco che un simpatico anziano si avvicina a noi. È incuriosito dalla la nostra attrezzatura da cicloturisti e ci chiede dove siamo diretti. La risposta non sembra interessargli più di tanto, il suo obiettivo è farci assaggiare i formaggi che produce il figlio. Siamo rapiti dalla bontà dei suoi prodotti e l’uomo ci racconta che Nurri, lo dice con fierezza, vanta uno degli impianti di trasformazione del latte più moderni dell'Isola. Dopo averci offerto un bicchiere di buon vino, dobbiamo salutarci. La strada è ancora lunga ma noi saremo ben felici di passare ancora qualche ora con la sua compagnia. Come spesso accade i sardi ci stupiscono e conquistano con la loro ospitalità.

Attraversiamo così la campagna costellata di campi coltivati e uliveti e in qualche punto della strada siamo affiancati dai binari dei trenini sardi. Uno di questi ci “corre” vicino (la sua velocità è decisamente moderata e ci sembra un trenino di un parco dei divertimenti che gironzola qua e là tra le curve della campagna) e una scolaresca di bambini a bordo si sbraccia per salutarci.

Attraversiamo i piccoli paesi di Escolca e Gergei, uno dietro all’altro. Tra i due centri incontriamo un gregge di pecore accompagnate dai loro fidi cani da guardia che iniziano a rincorrerci per giocare con noi. Raggiunta Gergei ci concediamo una breve sosta per visitare la chiesa principale di San Vito in stile neogotico e ammirare un bellissimo retablo dedicato a Santa Maria. Approfittiamo della pausa per assaggiare il rinomato olio di Gergei “Mallocria”, tanto esaltato dai produttori e per il quale scopriamo hanno ottenuto riconoscimenti a livello regionale e nazionale. Rifocillati percorriamo gli ultimi dieci km che ci separano dalla meta di questa nostra tappa, Barumini.

BARUMINI

Ci fermiamo qui una notte per avere la possibilità di visitare il sito archeologico patrimonio Unesco e recuperare le energie per la prossima tappa che ci attende. Barumini è un grazioso borgo ai piedi della Giara di Gesturi, nella regione geografica della Marmilla. In paese visitiamo l’affascinante Casa Zapata. Questa costituisce uno dei rari esempi in Sardegna di architettura civile spagnola dagli influssi rinascimentali, ma quello che più sorprende è il fatto che al suo interno siano stai trovati i resti di un nuraghe. È impressionante notare come questo edificio antichissimo sia stato sepolto dalle più recenti costruzioni spagnole e poi magicamente recuperato durante dei complessi scavi archeologici. Con lo stesso biglietto cumulativo possiamo visitare il vero gioiello di Barumini, il complesso monumentale di Su Nuraxi. Gli scavi degli anni ’50 hanno portato alla luce una maestosa fortezza attorno al quale si è sviluppato il villaggio nuragico. Seguiamo con attenzione la guida che ci spiega con passione la storia misteriosa e ancora poco conosciuta della cultura nuragica e di questo sito in particolare, accompagnandoci lungo le strade del villaggio e negli ambienti interni del nuraghe. Le pietre con cui è costruito sono incredibilmente enormi e il tutto è ancora più stupefacente se pensiamo come in realtà l’edificio doveva essere molto più alto e ciò che vediamo è quello che non è stato distrutto dai punici, dai romani e dal tempo. Compriamo alcuni souvenirs, consci del fatto che il ricordo più bello sarà quello che conserverà il nostro cuore per la tanta meraviglia vissuta.

TUILI

Sulla strada che ci porta a Tuili, decidiamo di deviare per concederci la visita al simpatico parco tematico di “Sardegna in miniatura”, dove è possibile fare il tour completo della Sardegna in una breve passeggiata o con il piccolo battello che circumnaviga l’isoletta. Dopo la visita continuiamo il nostro vero tour ben più faticoso e emozionante. Attraversiamo Tuili, dove nel centro storico possiamo ammirare i numerosissimi portali, risalenti alla fine del 1800 ed agli inizi del 1900, realizzati tutti da scalpellini locali. Ci sono portali con archi, generalmente nella case di abitazione delle persone più abbienti e con portoni massicci, o altri senza arco e con la porta d'ingresso a costallas.

Lasciata Tuili attraversiamo la campagna coltivata e arriviamo al piccolo centro di Pauli Arbarei, il cui nome sardo pauli (palude) rimanda all’origine del territorio, una zona paludosa poi bonificata. Il nome del centro di Lunamatrona sembrerebbe derivare dal culto pagano della Luna Regina, mentre secondo altri dal culto romano della dea Giunone (Juno). Dopo pochi chilometri raggiungiamo il paese di fondazione spagnola di Villanovaforru. Attraversiamo il suo centro storico caratterizzato dalle abitazioni che conservano i tratti architettonici tipici delle case campidanesi. Nel palazzetto del Monte Granatico visitiamo il piccolo ma curato Museo Archeologico dove si possono osservare oggetti votivi dell’età punico- romana dedicati al culto di Demetra e Core. Superiamo il piccolo centro di Collinas, famoso perché tra dicembre e gennaio si trasforma in un vero e proprio “paese-presepe” ospitando una rassegna di presepi in cui è coinvolta tutta la popolazione, dai grandi ai più piccoli.

SARDARA

Raggiungiamo così il centro di Sardara, al centro della pianura del Campidano, punto strategico fin dai tempi antichi. Il suo territorio è costellato di oltre venti siti nuragici e all’interno dell’abitato si trova uno di questi, il complesso di Sant’Anastasia, che testimonia l’epoca nuragica susseguita da quella fenicia e punica. Sardara è in realtà famosa per le sue acque termali, conosciute fin dall’epoca nuragica e sfruttate in grande misura dai romani che qui fondarono il popoloso centro urbano di Aquae Neapolitanae. Le acque curative, ricche di proprietà benefiche, sono sfruttate ancora oggi grazie agli impianti delle terme comunali e a quelle più lussuose del complesso delle terme di Sardara, poco fuori dal paese. Qui si effettuano trattamenti diagnostici, terapeutici, di riabilitazione o più semplicemente si può trascorrere qualche giornata per rilassarsi e coccolarsi con qualche trattamento estetico. Queste antiche acque termali potrebbero essere un toccasana per rigenerarci dalla fatica della pedalata ma accantoniamo l’idea per non essere rapiti da questa oasi di pace giorni e giorni e rallentare la nostra tabella di marcia. Visitiamo però il Museo Villa Abbas e ci concediamo una passeggiata nel pittoresco centro storico dalle strade ordinate e ciottolate e dalle tipiche abitazioni in “ladiri” (mattoni di argilla rossa).

Superate le Terme di Sardara, attraversiamo Pabillonis, di cui scopriamo che qui nella seconda guerra mondiale, poco prima dell’armistizio del settembre del 1943, il campo di volo del paese fu bombardato da un centinaio di aerei delle forze alleate.

Dopo una decina di chilometri raggiungiamo finalmente Guspini; la meta della nostra tappa, Montevecchio, non è lontana. La cittadina di Guspini si trova ai confini della zona pianeggiante e collinare che ha contraddistinto questa nostra ultima tappa e i rilievi dell’Iglesiente dove continueremo il nostro viaggio. Visto che non ripasseremo da qui ma proseguiremo per Montevecchio e il vicino paese di Arbus, ci concediamo una deviazione per ammirare i famosi basalti colonnari in località Cuccureddu ‘e Zeppara. La formazione geologica ci affascina per la sua maestosità e particolarità, in quanto la montagna ci appare come un grande organo a canne pronto a sprigionare qualche musica ancestrale. Solo poche altri luoghi in Europa possono vantare delle formazioni basaltiche di questa bellezza e noi non volevamo certo farci sfuggire l’occasione di ammirarle da vicino e in tutta tranquillità. Risaliamo in sella alle nostre bici, pronti ad affrontare i ripidi tornanti che ci portano al borgo minerario di Montevecchio.

MONTEVECCHIO

Pernottiamo in un confortevole agriturismo nel borgo di Montevecchio, che scopriamo essere una minuscola frazione divisa tra i territori dei comuni di Arbus e di Guspini. Il villaggio, abitato da poche centinaia di persone, si trova immerso nella natura in località Genna Serapis (porta di Serapide). Montevecchio fu fondato in seguito all’apertura delle miniere omonime che entrarono in funzione nella metà dell’Ottocento e rimasero in attività per circa 150 anni. La miniera, di piombo e zinco, fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall'UNESCO. Incuriositi dalla storia di questa miniera, decidiamo di prolungare di qualche ora la nostra permanenza per visitare i quattro percorsi di visita, la meravigliosa Palazzina della Direzione al centro del borgo e i tre cantieri a valle che avevamo intravisto salendo i tornanti da Guspini. Rimaniamo affascinati dall’atmosfera del sito, dalle case lussuose della famiglia del direttore della miniera, a quelle più umili dei minatori al caratteristico cantiere di Piccalinna. In agriturismo conosciamo una simpatica coppia francese che ci propone di andare insieme dopo pranzo alla spiaggia di Piscinas, questa volta a bordo delle loro macchine! Non possiamo dire di no, e anche se questo significa rallentare la tabella di marcia, il panorama che ci accoglie ne vale decisamente la pena. La spiaggia, e ancor prima di raggiungere il litorale, il paesaggio sono dominati dalle immense dune di sabbia create dall’azione del vento di maestrale. Trascorriamo questa seconda giornata in relax pronti alla prossima e sesta tappa del tour che ci porterà a Buggerru.

ARBUS

Da Montevecchio prendiamo la strada in direzione di Arbus. Lungo la strada sulle colline scorgiamo quelle che erano le abitazioni dei minatori che ogni giorno percorrevano queste strade per recarsi a piedi in miniera. Attraversiamo Arbus, famoso per la lavorazione dei coltelli a lama ricurva, arresojas, prodotti dagli artigiani locali. Nel Museo del Coltello Sardo, al centro del paese, è possibile ammirare il coltello a serramanico più grande del mondo, entrato nel Guinness dei primati per ben due volte!

Da Arbus a Buggerru ci accolgono i rilievi metalliferi dell’Iglesiente e attraversiamo un territorio caratterizzato da campi coltivati misti a pascoli, boschi, macchia mediterranea. Insomma, la natura la fa da padrona e noi siamo ben felici di farci cullare e accompagnare dai suoi colori e profumi. Non incontriamo centri abitati e la presenza umana è data dagli agriturismi che spuntano qua e là come funghi, accerchiati dalla natura. Proseguendo la nostra discesa sulla SP83 raggiungiamo il mare all’altezza di Portixeddu. Costeggiamo la lunga spiaggia, accompagnati dal rumore delle fragorose onde che oggi incalzano il mare e si infrangono su alcune alte scogliere. Raggiungiamo finalmente la meta della nostra tappa, Buggerru.

BUGGERRU

Come Montevecchio, anche Buggerru nasce nella seconda metà dell’Ottocento come borgo minerario. Recentemente è riuscito a riconvertirsi in villaggio turistico, grazie anche all’apertura di un comodo porticciolo (strategico poiché l'unico tra Carloforte e Oristano). Ma la storia della miniera è conservata nella memoria del luogo, conosciuto per essere stato teatro della prima rivolta sindacale condotta dai minatori (i moti di Buggerru del 4 settembre 1904) da cui nacque il primo sciopero generale in Italia. Il piccolo porto è sovrastato dall'uscita della Galleria Henry (1865), percorsa un tempo da un treno a vapore che trasportava il minerale estratto dalle vicine miniere. Alloggiando a Buggerru è possibile raggiungere la vicina baia di Cala Domestica, una delle spiagge più belle della Sardegna. Si trova in fondo a un fiordo roccioso sorvegliato da una torre spagnola.

MASUA

Proseguendo il nostro tour incontriamo le meravigliose località minerarie di Masua e Nebida, entrambe frazioni della città di Iglesias. A Masua è da non perdere il gioiello ingegneristico di Porto Flavia, un porto minerario sospeso a mezz’aria, che dalla parete rocciosa si affaccia sul mare. Dopo essersi addentrati nel cuore della montagna e aver percorso una galleria di 600 metri, si finisce alla terrazza esterna del porto a strapiombo sul mare. Il panorama a cui assistiamo ci lascia senza fiato. Davanti a noi il monumento naturale più suggestivo di tutto il Sulcis: Pan di Zucchero. Questa zolla di terra non è altro che un faraglione calcareo in mezzo al mare, che domina il paesaggio regalando alla vista dei contrasti cromatici inaspettati.

NEBIDA

Anche l’ex località mineraria, oggi balneare, di Nebida ci regala forti emozioni. Il paese conserva ancora oggi le tracce originarie dell’attività mineraria: l'infermeria, il circolo dei lavoratori, la palazzina della dirigenza e degli uffici amministrativi. Decidiamo di godere ancora del paesaggio del mare e del Pan di Zucchero che ci saluta in lontananza e percorriamo la passeggiata ad anello sul promontorio del paese. Da qui è possibile scorgere le rovine della laveria La Marmora, riconosciuta monumento dell’Unesco, le sue pietre a vista, i grandi archi e le due alte ciminiere. Vista dal mare deve apparire come un vero e proprio gioiello incastonato nella parete rocciosa, che varia dal giallo fino al viola.

Lasciata la meravigliosa costa di Nebida e Masua ci addentriamo nell’interno e raggiungiamo Gonnesa.

GONNESA

Come molti paesi del Sulcis, anche Gonnesa ha vissuto la sua epoca mineraria. Fin dall’antichità la zona ha attirato i popoli del mare (fenici, punici, romani) che qui trovavano ricchi giacimenti di zinco, piombo, rame e argento. Nell’Ottocento nacquero diverse miniere, come quella di Monte San Giovanni a neanche 5 chilometri dall’abitato in direzione nord-est verso Iglesias. Non lontana dal sito è possibile visitare la meravigliosa grotta di Santa Barbara, capace di affascinare il visitatore con le sue colonne di stalattiti, stalagmiti e arabeschi di aragonite.

Proseguiamo in direzione sud verso Portoscuso, che raggiungiamo dopo 15 chilometri, dopo aver incrociato il polo industriale di Portovesme.

PORTOSCUSO

Arrivati a Portoscuso ci concediamo una passeggiata tra le vie del paese e lungo il porticciolo, da cui prenderemo il traghetto per Carloforte, davanti a noi. Portoscuso è un grazioso paese e in una delle piazzette ci incuriosisce una pietra scolpita, dove incisa in lingua sarda leggiamo la poesia di una scrittrice isolana che ci rimangono impresse: “chi custa pedra siat unu cantu de vida, sa domu de sa luxi, unu ponti de spera, chi fait passai s’amori de is manus tuas a is mias”. Sulle note di queste parole, ci imbarchiamo sul traghetto per l’isola di San Pietro dove visiteremo Carloforte.

CARLOFORTE

Raggiungiamo l’isola di San Pietro a bordo del traghetto che gestisce la tratta da Portoscuso. Per fortuna il vento che soffiava a Buggerru si è attenuato e il mare calmo e piatto ci regala una tranquilla traversata. Davanti a noi rimangono sulla destra le isolette Piana e dei Ratti. A bordo del traghetto iniziamo a sentire un accento e una melodia totalmente diversa da quella sarda che ci ha accompagnato finora nei nostri incontri di viaggio. Alcuni passeggeri carlofortini parlano tra di loro una lingua per noi incomprensibile (non che il sardo ci sia così chiaro in realtà!) e ci rendiamo conto di lasciare la Sardegna per raggiungere…la Liguria! La nave ci porterà in una enclave ligure, residente sull’isola minore dal 1738, anno di fondazione del paese di Carloforte. La cittadina si presenta ai nostri occhi come un pittoresco e colorato paesello, dalle abitazioni e palazzine con piacevoli facciate e con le stradine ordinate e regolari. Una volta sbarcati, ci dirigiamo subito al centro turistico per avere qualche informazione in più sulla storia del borgo. Scopriamo così che nel corso del Cinquecento un gruppo di famiglie partì da Pegli, in Liguria, per insediarsi a Tabarka, sulle coste della Tunisia, e pescare e commerciare così il prezioso corallo. Ma due secoli dopo i rapporti con il bey di Tunisi degenerarono e queste persone furono costrette a chiedere a Carlo Emanuele III la concessione dell’isola di San Pietro dove potersi insediare. Nacque così Carloforte, nome dedicato alla grande generosità del re sardo-piemontese. Ci perdiamo nel dedalo di viuzze del paese e ci lasciamo rapire dalle specialità gastronomiche locali, in primis il tonno fresco, famoso in tutta la Sardegna, soprattutto in occasione della sagra del Girotonno che si svolge a inizio estate.

Pernottiamo in un grazioso B&B e il giorno seguente, prima di lasciare l’isola, facciamo un giro costeggiando le ex saline e raggiungiamo Punta Le Colonne e il promontorio che si affaccia sulla spiaggia di Mezza Luna. Lo spettacolo delle falesie a picco sul mare è mozzafiato e rimanda alle verdi scogliere irlandesi. Torniamo in città, costeggiando di nuovo le saline dove incontriamo un gruppo di fenicotteri, sempre intenti a danzare con la testa sott’acqua in cerca di cibo! Ci imbarchiamo sul traghetto, questa volta diretti a Calasetta, sull’altra isola di Sant’Antioco.

CALASETTA

La parlata ligure-tabarkina ci accompagna fino a Calasetta, anch’essa fondata dai pegliesi qualche anno dopo Carloforte. Il paese ci appare come un villaggio delle coste greche, le sue abitazioni sono totalmente bianche dipinte con qualche tratto di turchese. Prima di proseguire lungo il nostro percorso verso Sant’Antioco, saliamo fino alla torre che domina la cittadina. La prima torre non spagnola del nostro viaggio! Questa fu infatti costruita dai piemontesi nel Settecento per difendere il canale tra Sant’Antioco e San Pietro, quello che abbiamo attraversato in traghetto, contro gli attacchi dei Saraceni provenienti dall’africa. Alla base della torre notiamo i cannoni che dovevano essere utilizzati dai soldati in caso di avvistamento e attacco del nemico. Dal promontorio il paesaggio spazia dall’isola di San Pietro al mare aperto, alla candida spiaggia di Sottotorre sotto di noi.

SANT’ANTIOCO

Proseguiamo la nostra pedalata sull’isola e raggiungiamo l’unica altra cittadina, Sant'Antioco. Il paese fu fondato dai fenici con il nome di Sulki, nome da cui deriva il nome attuale della sub-regione del Sulcis. Facciamo un giro in centro e visitiamo la chiesa dedicata a Sant’Antioco, patrono della Sardegna. Il pittoresco centro storico si sviluppa lungo strade ordinate e parallele, sull’antica struttura delle strade romane. Qui infatti dopo i fenici e i punici arrivarono i romani, passaggio testimoniato anche dalle rovine di un ponte che scorgiamo poco prima di lasciare l’isola. Ebbene sì, l’isola di Sant’Antioco pur essendo la quarta isola per grandezza di Italia è…unita alla Sardegna! Questo è possibile grazie all’istmo che separa i due tratti di mare, chiuso alla nostra sinistra e il mare aperto a destra. Paradossalmente si può parlare di un’isola solo per il brevissimo tratto in cui l’isola minore è separata dalla maggiore in corrispondenza del nuovo ponte, poco più di 50 metri!!

Continuiamo la nostra corsa lungo l’istmo e lo Stagno di Santa Caterina, siamo di nuovo in Terra Sarda!

TRATALIAS

Percorriamo circa 30 km e raggiungiamo l’antico borgo di Tratalias. Avendo letto qualcosa su un opuscolo del territorio sulcitano, ci siamo incuriositi e non potevamo perderci il tuffo nel passato con la visita del paesino. Si tratta infatti di un borgo medievale recentemente abbandonato a causa della costruzione di un vicino invaso. L’umidità che ne è derivata ha provocato gravi infiltrazioni alle abitazioni, che sono state evacuate per essere costruite nella nuova Tratalias non lontano da questo centro originario. Nonostante, o forse proprio per questo, la fama di paese fantasma, nel borgo si percepisce un’atmosfera particolare. Le abitazioni sono poche e piccole e così spicca ancora di più la maestosità della cattedrale di Santa Maria, in passato sede della diocesi. In alcune case sono stati riprodotti laboratori artigianali dove è possibile acquistare i manufatti artistici, dalle ceramiche ai coltelli, alla colorazione delle stoffe. Salutiamo Tratalias e torniamo nel presente.

Pochi chilometri ci separano dalla meta della nostra penultima tapa, Sant’Anna Arresi. Attraversiamo la campagna coltivata e notiamo quanto sia ricca di vigneti. Vogliamo assolutamente assaggiare il tanto decantato Carignano del Sulcis! Lungo la strada ci imbattiamo in tanti e piccoli centri abitati, probabilmente frazioni, dai nomi curiosi e incomprensibili...Cannigonis, Is Cuccus, Is Lais.

SANT’ANNA ARRESI

Arriviamo finalmente a Sant’Anna Arresi, dove il piccolo nuraghe (piccolo se confrontato con i maestosi Arrubbiu di Orroli e Su Nuraxi di Barumini) risulta incastonato al centro della piazza principale fra le due chiese dedicata a Sant’Anna. Nonostante le differenti epoche storiche che si affiancano, il complesso ci appare armonioso e perfetto così, come del resto il nome stesso del paesino che unisce l’epoca nuragica (Arresi) con quella cristiana (Sant’Anna). In giro per il paese incontriamo un gran numero di soldati in mimetica. Non lontano da qui si trova infatti la base interforze della NATO, teatro di numerose esercitazioni militari, spesso non digerite dalla popolazione locale e sarda in generale. Il paese vive una situazione di “odi et amo” con la base, visto che l’economia di Sant’Anna Arresi si basa da una parte sul turismo e dall’altra dalle entrate possibili grazie alla presenza di così tanti militari. La spiaggia più famosa della zona è quella di Porto Pino, a pochi chilometri dal paese e in parte all’interno della base (una parte della spiaggia è interdetta ai bagnanti durante l’inverno ma apre da giugno a settembre). Decidiamo di raggiungere la parte più estrema della spiaggia per poter vedere da più vicine le immense dune di sabbia bianca che caratterizzano Porto Pino.

Percorriamo la SP73 e lungo la strada incontriamo altre due frazioni dai nomi buffi, Is Cinus e Is Pillonis. Come ci ha consigliato il proprietario del B&B di Sant’Anna Arresi dove alloggiamo, poco prima di arrivare al centro del villaggio turistico di Porto Pino, svoltiamo a sinistra e imbocchiamo una stradina bianca e polverosa che attraversa letteralmente i due stagni, quello di Is Brebeis (le pecore in sardo) e lo stagno di Porto Pino. Ogni tanto incontriamo qualche casa e vere e proprie ville, probabilmente case di villeggiatura. Riusciamo ad avvistare qualche fenicottero e cormorani e continuiamo a percorrere la strada, disseminata di simpatici cartelli che invitano gli automobilisti ad andare piano per non sollevare la polvere; uno di questi recita “rallenta, il mare non scappa!”. Arriviamo a uno spiazzo allestito per ospitare un ampio parcheggio, ma grazie alle nostre bici possiamo proseguire su un’altra strada bianca e pietrosa che ci porta fino alla spiaggia. La vista è meravigliosa: la sabbia finissima e bianca sembra farina al tatto, mentre il basso fondale del mare si tinge di mille sfumature di azzurro, turchese, verde e blu intenso. Ci rilassiamo alla base di una piccola duna e anche se è vietato passeggiare sulle dune a noi va benissimo così. Ci godiamo il paesaggio in silenzio, ogni parola sarebbe sprecata per descrivere la bellezza di questo posto incantato.

TEULADA

La nostra ultima tappa sarà quasi totalmente costiera, regalandoci una piacevole pedalata vista mare di circa 50 km. Lungo il percorso incontreremo le spiagge definite le più belle del sud Sardegna, come quelle di Teulada, Chia e Santa Margerita di Pula. Lasciata Sant’Anna Arresi imbocchiamo la strada sulcitana 195, tra campi coltivati, vigneti e uliveti. Svoltiamo dopo qualche chilometro sulla SP71 per ritornare alla costa. Ci ritroviamo così affacciati sul mare, all’altezza del porticciolo turistico di Porto Teulada e della spiaggia di Torre del Budello. Nonostante abbiamo costeggiato varie volte il mare in diverse parti dell’isola, ogni volta rimaniamo i cantati dai paesaggi che ci regala e ci rendiamo conto di come ogni zona, ogni spiaggia e ogni scogliera sia unica e irripetibile nonostante i quasi 2000 chilometri di costa della Sardegna. Tornati sulla costa ci riaccolgono le torri costiere come appunto questa di Torre Budello, che domina la spiaggetta. Davanti una piccola isoletta rocciosa, l’Isola Rossa. Ci troviamo ora nella punta più meridionale della Sardegna, segno che ci troviamo molto più vicino all’Africa che non all’Italia.

Proseguendo incontriamo tante spiaggette e calette, nascoste tra le pareti rocciose delle scogliere e probabilmente raggiungibili solo via mare. Molte le isolette che come il Pan di Zucchero di Nebida, sembrano sospese sul mare. Tra l varie spiagge ci incuriosisce quella di Piscinnì, che la nostra guida segnala frequentata da mucche, ma che ora è invasa da un simpatico gruppo di caprette. Evidentemente si danno il turno!

Raggiungiamo la baia naturale di capo Malfatano, restiamo senza parole davanti a tanta bellezza. Sotto di noi un’altra torre spagnola e nel golfo interno la peschiera. Questa zona è pescosa fin dall’antichità, tanto che già i fenici qui avevano la loro peschiera e i loro punti di approdo riparati dalle forti correnti del mare aperto.  Ecco che arriviamo in breve tempo alla spiaggia di Tuerredda, dove decidiamo di fermarci. La candida spiaggia è conosciuta per essere la caraibi del sud Sardegna. Il litorale ha una caratteristica forma a cuore e davanti si trova un isolotto, raggiungibile a nuoto in pochi minuti.

CHIA

Proseguendo verso Capo Spartivento raggiungiamo la località Chia del comune di Domus De Maria, che vanta una serie di spiagge tra cui spicca quella di Su Giudeu. Dalla finissima e candida sabbia, presenta delle formazioni dunali e un isolotto in mezzo al mare chiamato appunto Su Giudeu e raggiungibile anche questo a nuoto. Per una volta lasciamo le nostre bici e decidiamo di fare una passeggiata a cavallo lungo questa bellissima spiaggia. Il maneggio è poco lontano dall’arenile e organizza delle escursioni di gruppo con i turisti che vogliono scoprire la spiaggia da un diverso punto di vista.

Lasciata Chia entriamo nel territorio di Pula, meta ultima del nostro viaggio in Sardegna, in località Santa Margherita. Qui una fitta pineta nasconde le case di villeggiatura e i villaggi turistici presenti lungo tutta la costa. Arriviamo così a Nora, una delle importanti città fenicie poi finite sotto il dominio romano. Qui è possibile visitare le affascinanti rovine che si sviluppano sul promontorio fino ad affacciarsi sul mare. Dell’antica città sono stati rinvenuti numerosi edifici tra cui il teatro, il foro romano, il tempio, le terme e varie abitazioni che si sviluppano sulle strade ancora visibili della cittadina. Sulla spiaggia incontriamo invece la piccola chiesetta di Sant’Efisio, forse il santo più amato da tutti i sardi, che qui fu martirizzato dai soldati romani. Ogni 1° maggio tutta la Sardegna si mobilita in onore del santo, invadendo letteralmente la città di Cagliari con i colori dei costumi tradizionali di tutti i paesi dell’isola e delle musiche degli strumenti tradizionali, tra tutti le launeddas. La statua del santo viene portata in processione fin qui e con i suoi 40 km di percorrenza è la più lunga di tutta la Sardegna.

PULA

Raggiungiamo infine la nostra ultima tappa, Pula. Una graziosa cittadina che si è saputa proporre come centro turistico principale del sud Sardegna. Nel centro storico troviamo la chiesa di San Giovanni Battista dalle forme neoclassicheggianti. Scopriamo che fu costruita sul progetto dello stesso ingegnere che a fine Ottocento progettò il bastione di Cagliari, la terrazza panoramica di Saint Remi che tanto ci era piaciuta all’inizio del nostro viaggio. Sempre in centro si può visitare il museo archeologico che ospita numerosi reperti rinvenuti durante gli scavi di Nora, interessanti sia per l’epoca fenicio-punica che per quella romana.

Si conclude così il nostro tour in bici del sud Sardegna. Ogni luogo ci ha affascinato con la sua storia, i suoi colori e profumi e sappiamo già che sarà difficile tornare alla vita quotidiana dopo le tante esperienze vissute. Come spesso ci accade quando lasciamo questa terra, anche questa volta andremo via con il mal di Sardegna, promettendo in cuor nostro di tornarci presto!