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L’area Nord della Sardegna è nota per varie peculiarità presenti anche in altre zone dell’isola e dell’Italia, ma ha anche molti elementi identitari che meritano di essere scoperti. Qui di seguito potrete trovare in particolare varie notizie a voi utili sui luoghi attraversati dai più collaudati itinerari in cicloturistici. Noi li abbiamo pedalati tutti e ve li abbiamo raccontati mentre lo facevamo. Pur volendoveli suddividere per luoghi attraversati, così da facilitarvi la consultazione mirata, per ripercorrere con noi il nostro viaggio, leggeteli in sequenza. Sono quindi questi sono i “luoghi” attraversati: 

La Caletta di Siniscola

Il nostro viaggio alla scoperta della Sardegna è stata un esperienza incredibilmente curiosa oltre che bella. Siamo partiti da un piccolo anfratto di Sardegna: La Caletta di Siniscola. Queste zona anche agli occhi degli abitanti dell’isola ha conservato intatta una strana aura anni ’60  e ’70…forse perché, nonostante numerosi tentativi e sforzi di creare servizi turistici ad alto valore aggiunto, hanno prevalso il desiderio e l’istinto di conservazione della sua incontaminata natura. E così al posto di grandi complessi alberghieri, SPA e piscine,  abbiamo trovato tanti piccoli locali  in riva al mare, in cui gustare piatti tipici a base di pesce che ci hanno dato il benvenuto in Sardegna.  Dopo un breve passeggiata nel porticciolo turistico siamo saliti in sella alle nostre bici per dare inizio al nostro viaggio per le bellezze del nord Sardegna.

 

Posada

Subito dopo qualche km di pedalata dalla Caletta di Siniscola incrociamo una piccola frazione, San Giovanni dove c’è una bellissima spiaggia, ampia e sabbiosa! Quello che ci ha stupito e che benché ci fosse tanta gente non dava l’impressione di ressa! L’acqua cristallina e scintillante ovviamente è stata una forte tentazione ma la nostra giornata era appena iniziata e abbiamo proseguito. Dopo pochi km in piano iniziò l’inerpicarsi della strada verso la nostra prima tappa. Posada è arroccata su una rupe calcarea e sulla sua cima svetta un antico rudere. Così lungo le sue stradine che conservano l’antico fascino del borgo medievale con vicoli tortuosi collegati da ripide scalinate, archi e piccole piazze, abbiamo scoperto scorci incantevoli. Le case in pietra grigia, per lo più ben ristrutturate, sono una delle caratteristiche del borgo. Ma sicuramente quello che non potevamo perderci era la visita dei ruderi del Castello della Fava! Una scala in legno porta alla sommità della torre quadrata da cui si gode un vasto panorama sul mare, sulla foce del fiume Posada e sulla pianura con agrumeti. Semplicemente mozzafiato!

Tra campi coltivati, agrumeti e una lussureggiante macchia mediterranea superiamo il piccolo ponte che permette di ammirare da vicino il fiume Posada. Qui la vegetazione cambia d’improvviso e ci ritroviamo in un’ambiente quasi lacustre dominato dalla cannuccia di palude ricordandoci la grande ricchezza di questo territorio. Dopo qualche km in cui incrociamo soltanto qualche piccola abitazione di campagna e natura incontaminata iniziamo ad attraversare qualche piccolo paesino…quasi piccoli borghi estivi. Il primo che oltrepassiamo è Matte e Peru  da cui lungo la strada si  intravedono i colori azzurri e cristallini del mare poco distante. Poi a seguire un altro piccolo paesino, Taunanella, dai colori prettamente estivi: il bianco delle facciate esalta i colori del verde della campagna circostante. Cosi giungiamo a Budoni dove ci concediamo un piccola sosta alla scoperta del paesino e della sua spiaggia.

 

Budoni

Budoni ci ha incantato con le sue piccole insenature e lunghi e ampi arenili modellati da sabbia bianchissima, che fa da cornice ad un mare cristallino. È circondato da numerose colline, con diversi stagni e zone umide di grande importanza naturalistica! Tra giunchi, tamerici abbiamo visto qualche fenicottero rosa e anche un pollo sultano.

Scopriamo parlando con un signore molto simpatico sulla spiaggia, che in tutta la zona ci sono 22 borghi che appartengono a Budoni, ma che hanno origini antiche risalenti a quanto pare anche all’età nuragica, alla dominazione romana e al periodo dei giudicati. Oggi invece notiamo che Budoni si basa sul turismo balneare sfruttando scenari suggestivi che coniugano il verde delle colline, il bianco candido della sabbia, l’azzurro del mare. Qui non poteva mancare un piccolo tuffo rigenerante nell’acqua cristallina. La spiaggia con la sabbia bianchissima contrasta con i colori decisi del mare e della circostante vegetazione. Andiamo via per continuare il nostro viaggio ma notiamo che velocemente la spiaggia si sta affollando e capiamo che deve essere una spiaggia molto apprezzata anche dai locali. Ci soffermiamo qualche istante ancora per ascoltare la gente che parla… E’ un'altra lingua, anzi altre due. La gente qui mette i verbi alla fine delle frasi e le conclude così, come un sospiro - suona bene.

Ripartiamo ci attendo Agrustos e Porto Ottiolu!

Agrustos & Porto Ottiolu

Arrivando ad Agrustos ci colpiscono i colori vivaci delle case: giallo, ocra, rosa e le più calde sfumature del rosso e del sole di questa terra!  Sa di piccolo borgo estivo dove uno avrebbe però voglia di trasferirsi tutto l’anno. Ci chiediamo come sia qui l’inverno, dopo che i tanti turisti, che stiamo incrociando lungo le strade, ripartono via. Su suggerimento di un amico ci avviciniamo alla spiaggia di “Li Cucutti”, ed effettivamente questa spiaggia lascia a bocca aperta. Sin dall’inizio della mattinata è stato un crescendo di stupore: i colori del mare, l’odore della resina dei pini accompagna le strade che arrivano alla spiaggia, e incontra l'odore della salsedine. Nei sentieri, la polvere della terra sottile confonde il profumo del cisto, del lentisco e delle ginestre.

Neanche a pochi km di distanza da Agrustos troviamo un’altra piccola perla che si affaccia sulla costa: Porto Ottiolu. Prendiamo subito direzione verso il porto da dove si accede alle splendide spiagge e alle meravigliose scogliere.  Qui notiamo anche un piccolo isolotto, che rende ancora più suggestiva il paesaggio da cartolina tra barche a vela e grandi yatch. Dopo un piccolo pranzo leggero a base di pesce e un bicchiere di Vermentino siamo pronte a ripartire.

San Teodoro

Abbandonando per un breve tratto la zona costiera prendiamo direzione San Teodoro. Conosciuta per i racconti di tanti nostri amici che vi hanno trascorso le vacanze estive, pedaliamo un po’ più veloci per scoprire quei luoghi che per molti anni sono stati soltanto un sogno.

San Teodoro è inserita nel nostro tour fra le principali località turistiche della Sardegna perché sa offrire ambienti naturali suggestivi ma anche servizi turistici e strutture ricettive di prim’ordine e spiagge dal fascino irresistibile. Inoltre San Teodoro fa parte del Parco Marino… Non possiamo non visitare la tanto rinomata spiaggia della Cinta. Per giungere costeggiamo una zona lagunare molto vasta: lo stagno di San Teodoro. Anche qua non mancano i fenicotteri a rendere ancora più esotico questo ambiente. La Cinta è la spiaggia più nota e frequentata di San Teodoro. Si trova alla periferia nord dell'abitato, ha un arenile che si allunga con una forma arcuata per circa 5 km. La spiaggia è una stretta lingua di terra ricca di bassa vegetazione che separa il mare dalla laguna antistante. Dune di sabbia bianca e ginepri secolari ornano il paesaggio. Notiamo che le acque basse e limpide si prestano in modo particolare alla balneazione e sono per questo motivo preferite dalle famiglie e dai giovani. Numerosi sono i servizi turistici e balneari presenti: un chiosco-bar, parcheggio, noleggio natanti.

Porto San Paolo

Lasciandoci alle spalle San Teodoro, proseguiamo la nostra prima giornata, lungo la strada che ci guida fino a Porto San Paolo. Tra antiche zone agricole, si incontrano sempre più spesso piccoli centri urbani che hanno l’aspetto spiccatamente turistico con residence e ville private. Il primo che incrociamo è Lu Friali di Sopra e subito dopo qualche km Monte Pedrosu.

Giungendo a Porto San Paolo ci rendiamo subito conto che è uno dei centri più importanti di questa costa.

Decidiamo di prendere la direzione per il porticciolo per poter scorgere all’orizzonte le isole dell’arcipelago del Parco Marino: Isola Cavalli, Isola Piana e la famosa Isola Tavolara. Da Porto San Paolo partono collegamenti giornalieri con l'isola di Tavolara.

  

Olbia

La nostra prima giornata si conclude raggiungendo Olbia. Lungo la strada abbiamo incrociato una piccola frazione del comune di Olbia: Murta Maria, caratterizzata da piccole abitazioni. Sembrerebbe una piccola frazione di nuova costruzione, sicuramente nata sotto la spinta turistica della zona. A poca distanza le Vecchie Saline, vicine anche dall’omonima spiaggia.

La nostra seconda giornata inizia con la scoperta di Olbia, capoluogo della Gallura. In arrivo ieri sera dalla nostra prima tappa, abbiamo subito notato come la città sia in ampia espansione. Grazie all’aeroporto, al porto e al collegamento con i treni Olbia mostra la sua capacità turistica. Con le mie amiche pensavamo fosse solo una città di arrivo e partenze e invece ci rendiamo subito conto che non manca di storia e monumenti. Troviamo effettivamente un vero e proprio centro storico, fedele eredità della città romana e medievale.  Il rettangolo compreso tra Via Santa Croce, Via Achenza, Via Piccola, Piazza Regina Margherita, Via Asproni, ricalca fedelmente l’antico tracciato delle mura medievali dell’antica "Civita -Terra Nova", capitale del Giudicato di Gallura nel Medio Evo, notevolmente più piccola della precedente città romana, ma rispettosa dell’antica viabilità.

Essendo una amante di archeologia ho convinto le mie amiche a passare davanti alle rovine delle vecchie mura fenice che si trovano all’angolo tra via Torino e via Mameli. Semplicemente affascinante vedere i resti della vecchia città fenicia all’interno della città attuale: un vero connubio tra antichità e modernità!

La giornata alla scoperta della famosa Costa Smeralda deve iniziare e così costeggiando il porto di Olbia prendiamo direzione Viale Italia che ci porterà verso la zona costiera.

 

Pittulongu

A poca distanza da Olbia, dopo un breve tratto di zona industriale e campagna iniziamo ad intravedere i colori scintillanti del mare. Siamo arrivate al Pittulongu, una delle destinazioni estive predilette dai locali. In particolare decidiamo ti fare qualche foto alla sua spiaggia più importante nota anche col nome di "La Playa", lido prediletto degli olbiesi. E' formata da una sabbia molto fine e bianca con presenza di piccole conchiglie. Si presenta come una grande mezzaluna ed è dotata di numerosi impianti balneari che offrono tutti i servizi. Caratteristici i ristoranti presenti sull'arenile con una splendida vista sull'isola di Tavolara. Inoltre permette lunghe passeggiate vista la notevole estensione. Subito dopo la Playa si trova la spiaggia dello Squalo, molto bella è accogliente. Un'altra spiaggia sicuramente da menzionare è il Pellicano, molto più piccola della Playa ma non per questo meno bella. Più avanti, raggiungibile a piedi, visto che le due spiagge sono divise solamente da un gruppo di rocce, si trova la spiaggia di Mare e Rocce, ugualmente bella e dotata di un caratteristico chiosco sul mare, dove ci si può rifocillare in qualsiasi momento della giornata.

Ripartiamo con un po’ di fatica perché i colori del mare, la sabbia bianchissima fanno venire voglia ti trattenersi molto più a lungo. Lungo la strada tra la vegetazione lussureggiante si  incrociano dei piccoli centri abitati e dei resort. La costa frastagliata e rocciosa ci lascia immaginare le innumerevoli calette che sicuramente diventano dei piccoli rifugi intimi per  evitare le grandi spiagge sabbiose molto più affollate.

 

La Marinella , La Cugnana e Portisco

Lungo la strada incrociamo le indicazione per Golfo Aranci e Capo Figari ma decidiamo di dedicarci a delle piccole frazioni più intime ma con un fascino e dal carattere deciso come il Golfo della Marinella e l'omonima spiaggia del Golfo. Molto estesa, è tra le spiagge più lunghe di Golfo Aranci e della Costa Smeralda, dall’acqua limpida dai colori smeraldini tipici della Gallura. Ha un fondale basso caratterizzato da dune di sabbia molto sottile che danno origine a piccoli dislivelli. La sabbia del fondale è soffice e molto fine, caratterizzata da onde create dalle correnti. E’ la spiaggia ideale per i bimbi e anche per gli adulti che non hanno molta confidenza con l’acqua alta. La spiaggia di Marinella è parzialmente attrezzata, mentre un’altra parte è libera, nello specifico la spiaggia è intervallata da lidi e da zone libere, servita da vari chioschi e ristoranti dove si trovano soluzioni per tutte le tasche e gusti.

Continuando la pedalata raggiungiamo un’altra caletta: la Cugnana. Questa caletta ci ha sorpreso con l'arenile caratterizzato dalla presenza di sassi e sassolini. La spiaggia è piccola ma le acque cristalline e la suggestiva vegetazione mediterranea che fa da contorno alla spiaggia rende questo luogo  un piccolo angolo di paradiso di assoluta bellezza. La solitaria spiaggetta ospita un porticciolo, attrezzato soprattutto per le imbarcazioni da diporto, protetto dal Golfo di Cugnana.

Lasciamo la parte costiera con un po’ di dispiacere perché il colori di questa bella costa ti riempiono il cuore e l’anima. Iniziamo ad inoltrarci verso l’entroterra e respiriamo il forte aroma della macchia mediterranea, con mirto, ginepro, cisto e ginestra  che alternano grandi zone agricole. Nell’abbarbicarci nel granitico entroterra  Gallurese incrociamo piccole frazioni abitate, Monticanaglia, Mulino di Arzachena fino ad arrivare alla periferia di Arzachena, tappa finale di questa giornata.

 

Arzachena

A pochi km da Arzachena, una piccola tappa culturale e scopriamo un Nuraghe! Uno dei tantissimi Nuraghi della Sardegna ci sorprende d’improvviso con la sua maestosa e megalitica struttura! Il nuraghe, di forma irregolare, risalente al 1600 a.C., è appoggiato ad una grossa roccia di tipo granitico, che ne sostituisce parte della muratura, e presenta una pianta semi-rettangolare a sviluppo orizzontale. Il complesso è formato da grossi massi granitici, e mostra, nella parte superiore della facciata, otto mensole, aventi la funzione di sostegno per la balaustra in legno.

Dopo la piccola sosta culturale entriamo nel cuore della Gallura: Arzachena. La sua nascita risale al periodo romano e fino all'Ottocento era soltanto un gruppo di case raccolte intorno alla chiesa di Santa Maria, dedicata alla Madonna della Neve . Scopriamo che qui negli anni ‘60 un ristretto gruppo di finanzieri internazionali, facenti capo al principe Karim Aga Khan, creò il Consorzio Costa Smeralda con lo scopo di sviluppare turisticamente un vasto territorio del comune di Arzachena, compreso nell'attuale fascia di costa lunga circa 55 km da Liscia Ruja a Liscia di Vacca…. Esattamente tutti quei bei luoghi che abbiamo ammirato durante tutta la giornata... È qui che nacque lo stile smeraldino, ispirato in gran parte alle caratteristiche costruzioni della Sardegna contadina in grado di inserirsi in modo discreto tra le rocce e la vegetazione della costa. Le struttura urbanistica del centro abitato è una tra le più caratteristiche della Sardegna per via dell'utilizzo di materiali quali il granito rosa di Sardegna, nonché per la sua regolarità nelle costruzioni e nella struttura stradale.

La nostra giornata inizia con un piccolo giro ad Arzachena per raggiungere la famosa Roccia del Fungo che si trova alla periferia del paese, verso nord-est, sopra un colle detto Monte Incappiddatu, (monte col capello). Da questo monumento naturale il luogo ebbe il suo nome in epoca romana, quando Arzachena era chiamata Turubulus Maior (fungo grande). Questo grosso blocco di granito plasmato dalla natura, ha infatti la forma di un enorme fungo. La roccia era frequentata sin dalla preistoria: qui infatti sono stati trovati materiali datati dal Neolitico( 3500 a.C.) sino al periodo nuragico; nei pressi della roccia è stato anche individuato un villaggio nuragico. 

Con le mie amiche abbiamo deciso che la nostra terza giornata qui in Sardegna sarà un po’ più sportiva e così dato che i km non saranno tanti ma dovremmo affrontare dei dislivelli importanti, diamo avvio alla nostra scoperta del centro nord Sardegna!

Tra campi agricoli, muretti a secco e una lussureggiante macchia mediterranea incrociamo il primo piccolo centro abitato Cudacciolu ma tiriamo dritti per senza interruzione sino a Sant’Antonio di Gallura.  Una serie di bei tornanti panoramici ci guidano sin dentro al paese, situato sul crinale di una collina tra graniti, boschi di lecci e macchia mediterranea:, ha il tipico aspetto delle località galluresi. Gli abitanti vivono nel centro urbano, nella piccola frazione di Priatu e nelle campagne come San Giacomo, Suldarana e La Grucitta dove è ancora viva la cultura dello stazzo.

A pochi km da Sant’Antonio di Gallura troviamo le indicazioni per il lago di Liscia e così decidiamo di avvicinarci. Uno scenario naturale variegato e di incredibile bellezza creato dalle particolari forme delle montagne scolpite dalla forza dell'acqua e del vento, da valli ricoperte da fitti boschi di quercia e macchia mediterranea, lecci e corbezzolo, per una delle zone più suggestive della Gallura. Sulle sponde del lago, dominano alcuni olivastri millenari, tra i più vecchi d'Europa con circa 4000 anni di storia.

Risaliamo in sella e iniziamo inoltraci lungo stradine montane, incrociando pochissime macchine. Circondate sempre più da una vegetazione boschiva più fitta si intravedono di tanto in tanto speroni di granito grigio. Grandi rettilinei si alternano a serie di tornanti panoramici fino a Calangianus.

 

Calangianus

Il paese di Calangianus si dispone in una conca protetta su tre lati da monti granitici in parte boscosi: Monte Lu Casteddu, Gaspareddu, Casiddu e Lu Colbu. Il centro storico si articola in una rete di strade, le principali lastricate in granito, con case in pietra che si dispongono attorno alla chiesa parrocchiale. Di sicuro interesse storico la parrocchiale di Santa Giusta, caratterizzata da una facciata in granito, risalente al XIV secolo.  Ai margini dell'abitato, su un colle panoramico, si trova la fonte Sigara, meta ideale per compiere passeggiata tra boschi e panorami mozzafiato. Non distante dal centro abitato si trova il parco di Stazzana, un bosco ricoperto di lecci secolari. Più a meridione si distende la rigogliosa vallata del Rio S. Paulu, occupata da boschi di sughere, alle falde del Monte Limbara.

 

Tempio Pausania

Il territorio che segue dopo Calangianus sembrerebbe più dedito al pascolo e poco prima dell’ingresso per la prima volta una zona industriale. La natura qui in Sardegna la fa veramente da padrona. Raggiungiamo la tappa finale di questa giornata : Tempio Pausania. Siamo arrivati nel cuore della Gallura, ai piedi del Monte Limbara, nella patria della lavorazione del sughero e del granito. Caratteristica di Tempio Pausania sono i suoi palazzi costruiti in blocchi di granito. Il comune è famoso anche per i suoi vigneti, che regalano pregiati vini d’esportazione come il Vermentino e il Moscato. Il territorio è rinomato poi per le sorgenti di Rinaggiu, ai piedi del Monte Limbara. Da esse sgorga un’acqua oligominerale, dalle ottime proprietà curative. Tempio Pausania è famosa anche per le sue sorgenti termali.

Aggius

Lasciamo la mattina presto Tempio per approfittare delle luci della mattina e dei profumi della natura al risveglio. Costeggiando una bella zona boschiva di sugherete, tra salite e discese  raggiungiamo Aggius. Ci colpisce  la cura delle antiche case in pietra granitica, sono forse fra le più belle finora viste.

Qui ad Aggius scopriamo il Museo del Banditismo, allestito nel palazzo della vecchia Pretura attigua alle vie dove più di un secolo fa furono commessi molteplici omicidi. 

Lasciando Aggius ci inoltriamo nell’indubbio il fascino della meravigliosa Valle della Luna dato dal suo belvedere: una distesa verdeggiante in cui sovrastano imponenti rocce granitiche dalle forme singolari, tra cui il famoso “frate col cappuccio”. E’ qui tra laghetti, anatre, carpe, colline verdeggianti e rocce dalle forme più curiose che la luna cattura l’attenzione regalando la sensazione di essere su un altro pianeta.

E poi via per decine di km lungo strade circondante da una natura incontaminata, tra olivi secolari contorti dal tempo,  rocce granitiche affioranti levigate dal vento e dalla pioggia, respiriamo a grandi polmoni assaporando i profumi intensi della macchia mediterranea.

 

Viddalba

Giungiamo in piccolo paesino dove defaticare e mangiare qualcosa di leggero. Viddalba, è un paesino con forse non più un migliaio di abitanti. Sorge nella vallata del  Coghinas, rigogliosa e fertile, attraversata dal fiume omonimo, anticamente navigabile. Facciamo una piccola sosta anche per visitare la chiesa romanica di San Giovanni di età medievale.

Poco dopo l’uscita del paese attraversiamo il piccolo ponticello sopra il fiume Coghinas. Ci fermiamo giusto qualche istante per fare qualche foto e ammirare il panorama circostante. Decisamente ci stanno stupendo le diverse tonalità di verde della vegetazione. Eravamo convinte che in Sardegna il territorio fosse molto più brullo e secco e invece i primi giorni abbiamo visto lo scintillio delle più cristalline tonalità di blu ed azzurro e qui ci stiamo tuffando nel caloroso abbraccio della macchia mediterranea, con mirto, cisto, querce e olivastri. Superato il ponte entriamo poco dopo in un altro piccolo paesino: Santa Maria di Coghinas. Anche qui l’elemento più importante è una piccola chiesetta in stile romanico, Madonna delle Grazie.

 

Valledoria

Lasciamo la zona prettamente montuosa e collinare per iniziare la discesa verso la costa. Anche la natura circostante cambia: il bosco lascia il posto a grandi distese agricole.  Raggiungiamo così Valledoria, toponimo Valle dei Doria, la nobile famiglia ligure che verso il XIII secolo edificò, per difendere i suoi possedimenti, il castello che ancora oggi  abbiamo intravisto nella vallata attraversata dal fiume Coghinas. Valledoria ha l’aspetto di una piccola cittadina ben sviluppata a livello turistico, visibile dalle numerose strutture ricettive e dai servizi offerti ai turisti.

Prendiamo la direzione verso la spiaggia, e attraversando la pineta di San Pietro raggiungiamo l’omonima spiaggia. Appoggiamo le bici per un po’ per una  breve passeggiata sulla spiaggia e raggiungiamo la foce del Coghinas: l’incontro dell’acqua dolce con quella salata del mare produce un gioco di colori accattivante.

Avendo sgranchito in po’ le gambe riprendiamo l’ultimo tratto della nostra giornata, riprendiamo l’ultimo tratto della nostra giornata e attraversiamo delle piccole frazioni dall’aspetto tipicamente di residenza estiva. Poco prima di arrivare a Castelsardo lungo la strada facciamo una tappa obbligatoria per un selfie con la roccia dell’Elefante. La Roccia dell'elefante è un grosso masso di trachite situato a lato della strada statale 134 dell’Anglona, poco fuori Castelsardo.

 

Castelsardo

Arrivati a Castelsardo prendiamo immediatamente direzione del Castello . Fu edificato dalla famiglia genovese dei Doria nel XII secolo, sulla cima del promontorio che domina dall’alto l’insenatura. Le mura e l’intera struttura sono ben conservati. Il Castello ospita il Museo dell’Intreccio Mediterraneo dedicato alla locale tradizione dell’intreccio dei cestini e altri utensili della vita quotidiana. Camminando infatti per le stradine abbiamo visto numerose vecchiette intente nell’uscio di casa a preparare i particolari cestini con le foglie della palma nana, dell’asfodelo e della paglia. Si rimane incanti dall’abilità dei queste signore che gelosamente mostrano le loro tradizioni familiari.

Dalle terrazze lungo le mura si gode di un panorama incantevole che comprende gran parte della costa settentrionale e l’isola dell’Asinara; la serata è talmente limpida che è stato possibile vedere anche una piccola parte della Corsica meridionale.  In alcuni tratti della roccaforte è ancora percorribile il camminamento di guardia e sono visibili i punti fortificati: a est troviamo quello di Bellavista, a nord quello del Manganelo e a sud est una Loggetta e lo Sperone.

All’interno del castello, oltre ai panorami mozzafiato che predominano dai bastioni, ci lascia piacevolmente meravigliate la cattedraledi Sant’Antonio Abate.  L’interno è prevalentemente gotico, benché sia visibili numerosi rifacimenti facendo convivere assieme stili diversi. Il campanile, visibile già in lontananza, è stato ricavato da una torre delle mura antiche, originariamente un faro, la cui cupola è stata successivamente ricoperta con piastrelle policrome. Sicuramente uno degli elementi più interessanti della Cattedrale sono le opere del pittore anonimo denominato Maestro di Castelsardo: tra queste spicca la Madonna in trono col Bambino collocata sull'altare maggiore.

Lasciamo Castelsardo, costeggiando la strada panoramica da cui si può ammirare la bellezza dei colori del mare. Arrivati vicino al porticciolo turistico ci fermiamo per scattare un’ultima foto alla roccaforte di Castelsardo, che vista dal basso sembra ancor più imponente! Il Colore della rocca scura, la schiuma bianca del mare e a la svettante torre del campanile ci confermano che è veramente uno dei borghi più belli di Italia!

Tra un tornante e l’altro incrociamo una piccola frazione, Lu Bagnu, e subito dopo lasciamo la parte costiera per inoltrarci verso l’entroterra. La campagna è anche qua verde lussureggiante, caratterizzata da dolci colline arrotondate.  Lungo una comoda strada che parte dalla frazione di Lu Bagnu raggiungiamo il paesino di Tergu. Il piccolo villaggio è situato in una conca fertile, abitata sin dalle epoche più antiche: ha un piccolo nucleo centrale e le altre abitazioni sono sparse nella campagna circostante. Il paese risulta essere molto piccolo. Le abitazioni sono tipiche dei centri agricoli della Sardegna, con costruzioni basse e con case con grandi cortili. Particolare è la chiesa romanica di Nostra Signora di Tergu edificata sotto i benedettini di Montecassino, caratterizzata per la gradevolezza della facciata, giocata sul contrasto fra la pietra calcarea chiara e vulcanite dalle tonalità rosso- violaceo.

 

Nulvi

Continuiamo la nostra pedalata con destinazione Sassari, e raggiungiamo il piccolo paesino di Nulvi sorto ai piedi del monte San Lorenzo. Questo paesino nelle guide viene soprannominato “la città dei Nuraghi” per la grande presenza di reperti archeologici. Fra essi, i più famosi sono il nuraghe Orria, con l’omonima tomba dei giganti, e il nuraghe Irru, dove è presente un pozzo sacro di pietra calcarea.

Un susseguirsi di tornanti ci fa prendere quota e arriviamo a poco più di 600m sopra i livello del mare e iniziamo a scorgere in lontananza un altro paesino inserito nel nostro roadbook : Osilo.

 

Osilo

Sin da lontano si scorgono le rovine di un antico castello. Scopriamo che qui aveva sede un’altra importante famiglia medievale: i Malaspina. Del castello dei Malaspina resistono solo due torri e le mura perimetrali. La particolarità di Osilo è che mostra il retaggio di un antico e florido centro abitato che però via via si è spopolato. È stato sorprendente scoprire che in un così piccolo paesino ci possano essere ben 36 chiese!

Ci fermiamo per mangiare un boccone…e ovviamente non poteva mancare un po’ di pecorino con un bicchiere di vino rosso e qua decidiamo di assaggiare anche un’altra prelibatezza locale : le casadinas!

Riprendiamo l’ultimo tratto di strada per raggiungere Sassari, caratterizzata dalla campi a pascolo e qualche coltivazione. Raggiungiamo la periferia  di Sassari.

 

Sassari

Arrivando a Sassari ci rendiamo subito conto che è il più importante centro del nord della Sardegna.

Il centro storico ospita edifici religiosi di grande prestigio, come la Cattedrale di San Nicola di Bari, la cui facciata bianca è spettacolare; la chiesa di Santa Maria di Betlem e la chiesa di Sant’Apollinare, la più antica della città. Le strette viuzze mostrano una città antica sviluppatasi a più riprese. Decidiamo di fare una visita al museo Archeologico Sanna, istituito nel 1878 e riorganizzato a partire dagli anni trenta del secolo scorso, ha origine dalla donazione delle collezioni archeologiche e storico-artistiche di Giovanni Antonio Sanna, incrementate con altre raccolte pubbliche e private. La sezione archeologica è composta da sette sale (dalle culture preistoriche sarde fino all'avvento della civiltà nuragica; dal  fenicio-punica, alla sala romana).

Continuiamo la nostra scoperta della città e raggiungiamo quasi la periferia di Sassari dove ci cattura la bellezza del Parco di Monserrato, un’oasi verde alla periferia della città, che custodisce una flora molto variegata.

Una particolarità che ci colpisce è la pubblicità nei cartelloni delle strade che sponsorizzano la festa cittadina del 14 e 15 agosto: i Candelieri. Consiste in una processione di dieci monumentali ceri di legno. Questi vengono portati a spalla lungo le vie della città, per sciogliere il voto fatto alla vergine Assunta che, secondo la leggenda salvò la città dalla peste.

La sera facciamo una piacevole passeggiata in piazza Italia e piazza Castello, tra le caffetterie e i piccoli bar.

Ci lasciamo alle spalle il centro di Sassari e iniziamo a passare nella sua verdeggiante periferia. Grandi rettilinei con qualche leggera pendenza e qualche curva ci allontanano dal centro urbano per portarci nella campagna agricola. Lungo la nostra pedalata costeggiamo un piccolo paesino, Usini, ma non entriamo continuiamo senza interruzione  perché volgiamo dedicare più tempo possibile alla città di Alghero.

Facciamo una piccola pausa per rifocillarci nel piccolo paese di Uri. Case basse e colorate ma niente di particolare interesse. Al bar chiediamo qualche consiglio per vedere qualcosa di interessante al livello paesaggistico e ci confermano che sarebbe un peccato no fermarsi  per vedere il lago del Cuga, che prende il suo nome dall'omonimo villaggio scomparso.  Ci dicono di guardare bene perché nel fondo sono presenti alcuni resti archeologici.

Il territorio che segue è abbastanza anonimo e proseguiamo senza sosta  fino ad imbatterci in quello che sembra un piccolo borgo fantasma.  Scopriamo che era una vecchia cooperativa agricola caduta in disgrazia dopo in quasi un secolo. Per gli amanti dell’archeologia industriale la località Surigheddu è sicuramente da segnare tra uno dei luoghi da visitare.

Ampie zone di pascolo ci fanno arrivare alla fine della nostra giornata e vediamo i cartelli che ci indicano che ancora a pochi km di distanza arriveremmo alla riviera del Corallo. Il desiderio di una bella doccia e un bel bicchiere di vermentino ci danno la carica per l’ultimo sprint!

 

Alghero

Alghero, capitale della Riviera del Corallo, conserva intatte le tradizioni e la lingua della Catalogna, da cui è stata dominata per secoli. La sua storia è tuttavia ben più antica. La visita del centro storico di Alghero ha inizio dalla Torre di Porta Terra, antico ingresso della città e prosegue lungo il perimetro delle mura attraverso la visione delle torre cinquecentesche. Sul lungomare Magellano, nel tratto stretto tra la torre "de Castilla" e quella "de la Magdalena", si apre la Porta a Mare che immette nella piazza Civica. Da qui, sulla destra, si passa nella piccola piazza del Duomo, dove troviamo la cattedrale di Alghero. Visitiamo la cattedrale di Santa Maria e accediamo al campanile da dove si gode una vista spettacolare. Continuiamo la visita di Alghero con la chiesa di San Francesco con annesso il chiostro.

Dopo una passeggiata lungo le mura decidiamo di prendere una piccola motonave che ci condurrà alle grotte di Nettuno, all’estremità del golfo di Porto Conte - Capo Caccia. Scopriamo che si possono raggiungere le grotte anche per mezzo di una scalinata, l'Escala del Cabirol, che si avvinghia sul costone ovest del capo raggiungendo l'imboccatura della grotta, ma la via mare è decisamente più rilassante ma anche molto divertente. L'accesso alla grotta avviene attraverso un passaggio coperto e si spinge sino ad un lago alimentato dal mare, in un percorso fitto di concrezioni colonnari. Attraverso un sentiero si arriva a una colonna che si eleva fino alla volta con la quale forma due arcate spettacolari. Più avanti, una linea di colonne porta al bacino del lago, chiamato la Reggia, da cui si intravede una spiaggia dalla sabbia bianchissima e, nell'ultima parte della grotta, il terrazzo chiamato Tribuna della musica.

Ritornando ad Alghero risaliamo in sella alle nostre bici e iniziamo una bella pedalata che ci condurrà fino a Bosa. Utilizzeremmo la bellissima e famosa strada costiera. Per i primi 3 km la strada segue la costa a picco sul mare. Tra un tornante e l’altro si apprezzano le varie tonalità verde smeraldo, blu profondo e azzurro cristallino del mare.  Su un lato della strada invece si apprezzano pareti rocciose candide che sembrano tanti fogli di carta piegate dal tempo. Questa litoranea è un connubio tra scenari talmente diversi che il risultato ha l’effetto WOW!! Pareti vulcaniche di trachite rosa, lussureggianti cespugli di macchia mediterranea, numerosissime cale sabbiose e rocciose che si possono raggiungere solamente attraverso sentieri faticosi ma suggestivi.

Superata la parte costiera abbiamo iniziato ad incrociare tantissimi terreni agricoli, qualche frutteto e oliveto. Si scorge sempre all’orizzonte la bella striscia blu del mare che ci accompagna lungo quasi tutto il percorso. Di tanto in tanto ci siamo fermate ad apprezzare il panorama. Le dolci colline accompagnano il profilo delicato dello skyline. Ogni volta che scopare il mare dopo un tornate ci si immerge in un ambiente completamente diverso, quello della macchia mediterranea con il suo intenso profumo di elicriso, del cisto e del delicato mirto. 50 km di puro splendore!! Di tanto in tanto cerchiamo di scorgere all’orizzonte il volo elegante del Griffone. E bene si qui è l’unico posto in Sardegna dove, se si ha un po’ di pazienza, si possono intravedere in volo lungo tutta la litoranea.

Bosa

Avvicinandoci a Bosa iniziamo ad intravedere una torre a picco sul mare :è la torre argentina! Tutto attorno si trova tutta una serie di calette di poche centinaia di metri l’una dall’altra. L’assenza di grandi spiagge è compensata dalla presenza di scogli piatti che conferiscono al paesaggio un aspetto quasi lunare e per questo meta ambita dai tanti che apprezzano non solo la spiaggia ma anche gli scogli.

Decidiamo un po’ prima di arrivare a Bosa di concederci una piccola pausa bagno e troviamo le indicazioni per la spiaggia di S'Abba Druche di Bosa, che in sardo significa Acqua Dolce, è facilmente raggiungibile e godibile. La spiaggia è caratterizzata da sabbia e ciottolame di fiume, il mare è limpido e trasparente e tutto il contesto che la circonda è molto rilassante. Il mare è di colore verde, limpidissimo ed il fondale è sabbioso e non molto profondo.