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L’area Centro Orientale della Sardegna è nota per varie peculiarità presenti anche in altre zone dell’isola e dell’Italia, ma ha anche molti elementi identitari che meritano di essere scoperti. Qui di seguito potrete trovare in particolare varie notizie a voi utili sui luoghi attraversati dai più collaudati itinerari in cicloturistici. Noi li abbiamo pedalati tutti e ve li abbiamo raccontati mentre lo facevamo. Pur volendoveli suddividere per luoghi attraversati, così da facilitarvi la consultazione mirata, per ripercorrere con noi il nostro viaggio, leggeteli in sequenza. Sono quindi questi sono i “luoghi” attraversati: 

ARITZO

Il nostro viaggio alla scoperta della Sardegna, inizia sicuramente in uno dei luoghi meno famosi: le sue montagne. Partendo dal cuore della Barbagia di Belvì, ai piedi del Gennargentu, iniziamo con la scoperta di Aritzo. Il suo nome a quanto pare deriva dalla presenza di numerose sorgenti naturali ed è conosciuto sin dai primi decenni del Novecento come il paesino dell’industria della neve. La neve, raccolta in casse foderate di paglia, veniva venduta nei mesi estivi, tanto da aver conservato nella sua tradizione la festa de Sa Carapigna con la degustazione dell’antico e famoso sorbetto al limone.

Altro elemento che ci colpisce e ci affascina è la presenza dei boschi di nocciole e castagne. L’abbondanza di questo legno ne marcato fortemente anche la sua produzione artigianale  famosa per le sue cassepanche nuziali, dette cascie, e di taglieri, che seguono le tecniche dell’intaglio tradizionale aritzese. L’uso del legno è diffuso anche per i balconi delle case, che stagliano con il loro colore rosato dalle dure pareti di pietra.

Facendo un giro per il paesino scorgiamo una stretta scalinata che conduce ad una vecchia e massiccia costruzione del Seicento adibita, fino agli anni Quaranta del secolo scorso, a carcere di massima sicurezza. L'edificio, realizzato con pietra scistosa, fango e legno di castagno, è caratterizzato da un sottopassaggio a sesto acuto, di origine spagnola, chiamato "sa bovida" (la volta). Gli ambienti interni, oggi completamente ristrutturati, comprendono quattro locali che anticamente erano utilizzati come postazione di sorveglianza e come celle femminili e maschili. Nel cortile interno si trova un'antica meridiana. Al suo interno si sviluppa l’allestimento di una mostra permanente intitolata "Bruxas", dedicata alla magia e alla stregoneria in Sardegna tra XV e XVII secolo. Un’altra parte della mostra è dedicata all'Inquisizione e comprende una collezione di strumenti di tortura, utilizzati per secoli su migliaia di innocenti, accusati di stregoneria e di malefici.

 

BELVI'

Poco dopo qualche tornante di distanza da Aritzo incrociamo un altro piccolo paesello di spiccato carattere montano: Belvì. Il territorio è ricco di boschi di ciliegi, noccioli, noci, castagni, roveri, lecci e agrifogli. Nelle aree rocciose troviamo il ginepro, l'ulivo e il pero selvatico. In passato il paese era considerato uno dei più importanti sia dal punto di vista economico sia come luogo di scambio commerciale, tanto che un'intera zona delle montagne barbaricine ha tuttora il nome di Barbagia di Belvì. È uno dei paesi della Barbagia che è stato meno sottoposto all'egemonia dei feudatari. Fino alla metà del 1700 il paese era governato da un rappresentante scelto tra i capifamiglia. Non lontano dalle case del paese scorrono i binari a scartamento ridotto della linea ferroviaria che collega - con mille curve e viadotti - Cagliari con Sòrgono. In paese si può visitare un piccolo Museo di Scienze Naturali e Archeologia, he ospita una sezione di paleontologia, una di mineralogia ed espone collezioni di insetti e animali tipici della fauna sarda.

 

DESULO

Ci lasciamo Belvì alle spalle e iniziamo a inerpicarci lungo la strada provinciale che ci permetterà di arrivare alla nostra prossima sosta: Desulo. La vegetazione è tipicamente boschiva e l’aria, pur essendo fine della primavera, è ancora frizzantina. Tra un tornante e l’altro raggiungiamo la piccola frazione di Ausai che fa parte dei tre borghi montani che compone il centro abitato di Desulo. Il borgo non presenta particolari costruzioni storiche, tranne la sua matrice ottocentesca e la chiesa di San Sebastiano, patrono del paese. Arrivando a Desulo di certo non può mancare una piccola sosta per assaggiare i suoi prodotti tipici: salumi, formaggi, torrone, vino e pane. Desulo è diviso in tre quartieri: Ausai, Ovolaccio e Issiria, che in passato erano tre villaggi separati.

Grande importanza riveste il centro storico di Ovolaccio, rione storico di Desulo. Qui sorge la casa dove visse il famoso poeta Antioco Casula “Montanaru”. In questo scorcio del paese si erge la Chiesa del Carmine, il vecchio lavatoio e il cimitero monumentale di Ovolaccio.

 

FONNI

Raggiugiamo, dopo una bella e faticosa pedalata, il paese più in alto della Sardegna: Fonni. È noto in tutta l'isola come centro di turismo invernale essendo dotato dei maggiori impianti sciistici di risalita sardi situati sul Bruncu Spina, ed ai piedi del Monte Spada.

Nella nostra guida vediamo che tra le cose da visitare è inserita l’antica chiesa francescana della Madonna dei Martiri. Si trova vicina al convento francescano del XVII secolo. È una chiesa grandiosa, troppo bella e ricca e barocca per un piccolo paese di montagna: sicuramente doveva rappresentare il simbolo del cristianesimo finalmente trapiantato in questa parte di Sardegna. Il nome così curioso  viene dalla Statua della Madonna che si dice venne realizzata a Roma utilizzando un impasto ottenuto dalla frantumazione di ossa e reliquie di martiri.  La parte più suggestiva della chiesa è la sua Cripta, conosciuta come il Santuario, dove si possono ammirare, nelle pareti e nella volta, gli affreschi che raccontano passo per passo l'intera opera di cristianizzazione della Sardegna. Fonni però ci lascia incantate per i suoi Murales. Il Percorso dei Murales si snoda per le vie del paese con rappresentazioni di vita quotidiana, processioni religiose e paesaggi caratteristici del luogo.

Dopo qualche km dal paese prendendo direzione per la nostra prossima sosta troviamo le indicazioni per la tomba dei giganti di Bidistili o Durane. È situata subito prima del ponte sul Taloro dove vi è uno spiazzo a destra della strada: la tomba si trova a sinistra della strada. Questa tomba dei giganti è un bell'esempio di architettura del periodo Nuragico. E' un edificio costruito con filari di pietra regolari, con pietre ben lavorate, e ben accostate tra loro. Rispetto ad altre tombe dei giganti già visite in passato, questa tomba non ha la stele, ma ha invece una grande esedra all'interno della quale sta un piccolo betilo, oggetto delle offerte rituali. La camera sepolcrale, è piccola, rettangolare, costituita da grandi lastre di pietra e il pavimento costituito da grossi ciottoli.

 

MAMOIADA

Raggiungiamo Mamoiada, nel cuore della Barbagia, a pochi chilometri dai monti del Gennargentu e dal Supramonte di Orgosolo. Lungo la strada abbiamo incrociato numerose sorgenti naturali, piccoli corsi d’acqua, tanti terreni a pascoli e tantissime colture di vigneti.

Arrivando in paese decidiamo di andare subito alla ricerca del menhir Sa Perda Pintà (ossia la pietra dipinta, nota anche come Stele di Boeli) situato in un cortile privato alla periferia del paese. Le eccezionali decorazioni incise sulla superficie sono state realizzate durante la cosiddetta “Cultura di Ozieri” compresa tra il 3200 e il 1800 a.C . Decidiamo su consiglio di altro turista di andare a vedere almeno una delle numerose (ben 56) domus de janas, che nella cultura popolare erano le antiche case delle fate ma che in realtà sono delle tombe finemente scavate nella roccia.

Interessante la visita al Museo delle Maschere Mediterranee che offre un’esposizione di maschere e costumi del tradizionale carnevale barbaricino. In particolare il Museo rivolge il suo interesse verso le forme di mascheramento nelle quali, in una grande varietà di combinazioni, ricorre l'uso di maschere facciali lignee zoomorfe e grottesche, di pelli di pecora e di montone, di campanacci e in generale di dispositivi atti a provocare un suono frastornante. A queste maschere, proprie delle comunità dei pastori e dei contadini, si riconosceva il potere di influire sulle sorti dell'annata agraria; per questo, malgrado l'aspetto impressionante, la loro visita era attesa e gradita e occasione per farsele amiche attraverso l'offerta di cibo e bevande. La visita al Museo inizia con una multivisione che, con una sequenza di immagini, testi e suoni accompagnati da un particolare commento musicale, introduce il visitatore al Carnevale e alla gente di Mamoiada e, nel contempo, dà conto delle diverse interpretazioni avanzate nel corso degli anni sull'origine e sul significato dei Mamuthones.

ORGOSOLO

Continuando la nostra scoperta nella montagna sarda, raggiungiamo un altro paesino nel cuore della Barbagia: Orgosolo.  Sicuramente il suo nome è stato sentito almeno una volta  per le sue vicissitudini legate al banditismo, reso anche noto dal regista Vittorio De Seta, nel suo film “Banditi a Orgosolo”, che descriveva la dura lotta contadina e pastorale per la difesa delle terre contro gli espropri da parte dello Stato. Caratteristica del paese sono i murales dipinti sulle facciate delle case e sulle rocce intorno al paese, con contenuti sociali, artistici e politici. Al momento si contano più di 200 murales che ormai fanno parte integrante dell'immagine del paese, attirando migliaia di turisti italiani ed esteri. Si dice che tutto partì nel  1969 quando gli orgolesi furono protagonisti della mobilitazione popolare di Pratobello per impedire l’installazione di un poligono militare a pochi chilometri dal centro abitato. E coì da quel momento vennero dipinte scene di vita quotidiana e di richiamo politico/sociale. Vediamo scene di pastori che portano il gregge al pascolo, donne intente a lavare i panni o raccogliere l'acqua alla fonte. All’interno del paese dopo ci soffermiamo nella piccola casa museo della giovane martire orgolese Antonia Mesina.

Sicuramente una dei must di questa tappa è stato il pranzo con i pastori. Prenotato da qualche giorno prima, ci troviamo con Mario, uno dei pastori che ci ha accompagnato a pochi km di distanza dal centro abitato per mangiare, all’ombra delle sugherete ,il tradizionale “Proceddu”! L’atmosfera conviviale e il buon cibo, l’hanno reso uno dei momenti più suggestivi finora vissuti qui in Sardegna. Pecorino fresco, ricotta mustia, spianata orgolose servita calda per fungere anche da piatto, e poi salsiccia, guanciale per arrivare al famoso maialetto arrosto e alla pecora bollita con patate…il tutto con tanto vino rosso… il famoso Cannonau! Per concludere il pranzo ci hanno allietato con un bicchierino di “filu e ferru” (liquore) e con le note del canto tradizionale a Tenores.

OLIENA

Lasciamo Orgosolo e ci inoltriamo nel cammino verso Oliena, alle pendici del Monte Corrasi. Ben riconoscibili sono le bianchissime cime calcaree che gli hanno valso nel tempo l'appellativo di "Dolomiti Sarde". Su questi luoghi agresti ed impervi, fino a non molti anni fa si dice planassero i maestosi grifoni, e pascolavano cervi e daini sardi. Oggi è comunque possibile vedere le aquile volare alte nel cielo, e le numerose mandrie di mufloni.

Il paese è abbastanza esteso e notiamo delle piccole botteghe che hanno reso Oliena famosa per il suo artigianato, in particolare per le cassepanche intagliate adibite alla conservazione del pane carasau.

Nella guida leggiamo che il paese è rinomato in tutta la Sardegna e conosciuto in tutto il mondo per la pregiata qualità del Nepente, il vino Cannonau che si produce nelle cantine del luogo ed elogiato dal poeta D’Annunzio, tanto che le bottiglie riportano una sua citazione in etichetta. Così per concludere la giornata decidiamo di cenare accompagnandoci da una bella bottiglia di Nepente!

L’indomani decidiamo di riposare e ci fermiamo per far un bel trekking ai piedi del Supramonte dove si trova la spettacolare sorgente carsica di Su Gologone, la più importante in Italia e ora monumento nazionale.

ORUNE

Da Oliena a Orune il viaggio è stato particolarmente mozzafiato, il paesaggio incontaminato e la vista che si perdeva in orizzonti lontani. Continui tornanti ci davano la possibilità di ammirare in lontananza, avvolti da una vegetazione ricca e generosa: querce, lecci, sugherete.

Raggiungiamo Orune, adagiata in un territorio protetto dalla punte montuose di Cuccumache, Cuccureteti e Sant'Andria che  sovrastano la vallata di Marreri. La zona che circonda il paese, che alterna imponenti altipiani granitici e valloni profondi, è occupata da rigogliosi boschi di lecci e sughere irrorati da sorgenti.

Dal paese si ammira la vista sulle valle e sui pascoli e il paesino è caratterizzato dalle case con la tipica copertura a terrazza. All'interno del paese si erge l'elegante casa Murgia, un palazzotto patrizio dei primi anni del Novecento.  Di particolare interesse sono le piccole chiesette, in particolare Santa Maria Della Neve completamente affrescata.

BITTI

Un’alternanza di stretti tornanti a lunghi rettilinei ci guidano verso Bitti. La vegetazione risulta leggermente più rada. Questo borgo pastorale è inserito nelle varie guide turistiche per la sua recente notorietà  apportata dal gruppo musicale dei ''Tenores de Bitti'' la cui interpretazione del canto polifonico tradizionale sardo ha conquistato estimatori in tutta Europa.

Fermarsi ad ascoltare la parlata in questi luoghi è veramente affascinante, il dialetto qui ricorda fortemente l’impronta latina. Decidiamo di concederci un piccolo giro turistico del paese per cercare qualche particolarità. Visitiamo in piazza Giorgio Asproni l’ottocentesca chiesa di San Giorgio Martire, nella cui casa parrocchiale si può visitare una piccola collezione di reperti archeologici.

 

ONANI

Il piccolo borgo di Onanì, celebrato anche dalla scrittrice sarda Grazia Deledda, sorge a metà strada tra Bitti e Lula, su una zona collinare coperta dalla macchia mediterranea e da boschi di roverelle. Lungo la nostra pedalata cerchiamo di scorgere nel cielo l’aquila reale che nidifica proprio qua dove si stendono i salti di Mamone. La campagna qui, grazie al corso del Riu Mannu, mostra verdi pascoli in cui crescono cardi e ferule.

Ai Margini del paese troviamo il nuraghe Santu Pedru, parzialmente diroccato, testimoniando l’antichità di questo paesino montano. Facciamo una piccola visita alla chiesetta campestre di San Pietro, databile alla seconda metà dell'XI secolo, caratterizzata dalla facciata completamente in pietra: il granito per la facciata e lo scisto usato per la copertura. La semplice facciata romanica, priva di ornamenti, è conclusa da un piccolo campanile a vela e si apre verso l'interno con un'apertura a croce che si ripete identica anche nella parte posteriore sopra l'abside.

All'interno del centro abitato, si possono ammirare i bellissimi murales realizzati dal pittore Pietro Asproni e da alcuni allievi dell'Accademia di Brera a evocazione della vita quotidiana e degli eventi salienti della storia del paese.

Ci rifocilliamo un po’ mangiando del buon pani carasau e del buon pecorino sardo e riprendiamo poco dopo la nostra scoperta verso Lula.

 

LULA

Il nostro viaggio continua verso le pendici del versante occidentale della catena calcarea del Mont'Albo, circondati da una natura incontaminata. Qui sorge il Comune di Lula, circondato da una fitta vegetazione di boschi naturali di leccio, ma anche da ginepri, da maestosi fusti di tasso, da corbezzoli e lentischi, in mezzo ai quali vivono alcune centinaia di esemplari di muflone, cinghiali, volpi, martore, lepri  e dove nidificano alcune coppie dell'aquila reale sarda.

Qui a Lula sorgevano antiche miniere e oggi sono ancora visitabili su prenotazione quelle di Sos Enattos. Sono antiche miniere di argento e galena. Ci colpisce la bellezza del paesaggio che circonda la miniera infatti a poca distanza sorge Monte Albo, che è stato dichiarato un sito di interesse comunitario. Nelle immediate vicinanze, quale simbolo di un importante patrimonio artistico e culturale della zona, troviamo la Chiesa di San Francesco. La splendida chiesa rurale, da sempre, è tanto cara ai minatori e alle loro famiglie. Dedicato a San Francesco d’Assisi, l’edificio sacro è noto nella Barbagia con l’appellativo di San Francesco di Lula. Secondo la leggenda, una prima chiesetta fu edificata nel 1600 da alcuni banditi nuoresi che reputavano di essere protetti dal Santo. L’attuale chiesa è stata costruita nel 1795 e custodisce una statua lignea del Santo.

In origine il minerale galenoso e argentifero veniva trasportato con carri trainati da buoi fino alla spiaggia di Santa Lucia, nei pressi di Siniscola, da dove veniva poi caricato sui bastimenti ancorati in rada. Per agevolare il trasporto venne realizzata una strada di 36 km per arrivare al mare, in quanto non esistevano altre vie percorribili. Esattamente il percorso che abbiamo percorso per raggiungere la Caletta di Siniscola.

 

SINISCOLA

Costeggiando i pendii del monte Albo, caratterizzato dal color bianco della rocce calcaree, giungiamo a Siniscola, situata alle pendici settentrionali del catena montuosa. La cittadina sembra sviluppata intorno alla parrocchiale settecentesca, che conserva all'interno affreschi e statue in legno di artisti locali. Nel centro storico del paese si possono ammirare numerosi palazzi ottocenteschi di notevole importanza artistica.

Sicuramente la sua posizione ne ha favorita in epoca antica la sua formazione, infatti non poco distante del paese scorre il Rio Siniscola, e nelle limitrofe vallate il Cedrino e il Posada, dando origine di fatto ad un sorta di civiltà fluviale, spiegando perciò l’abbondanza di numerosi nuraghi e tombe dei giganti segnalati nelle campagne circostanti.

Arrivando nel centro si capisce subito che l’importanza di Siniscola è legata alle sue bellissime spiagge di sabbia fine che decidiamo di visitare poco un piccolo momento di relax per fare un po’ di shopping. Un lungo rettilineo core dritto dal centro storico di Siniscola fino alla Caletta di Siniscola con il suo piccolo porticciolo turistico.

 

CALETTA DI SINISCOLA

Dopo un lungo rettilineo arriviamo a La Caletta di Siniscola e notiamo subito che conserva uno charme anni ’60  e ’70 in cui è evidente il desiderio di preservare la sua incontaminata natura. Infatti al posto di  grandi complessi alberghieri, SPA e piscine,  abbiamo trovato tanti piccoli locali  in riva al mare. Decidiamo così di terminare la nostra giornata ascoltando un po’ di musica in piccolo bar nella spiaggia di Santa Lucia, con un bel bicchiere di fresco Vermentino e tanto pane carasau con salumi e pecorino… l’ho abbiamo ormai adottato come il nostro aperitivo Sardo!

L’indomani inizia la nostra giornata andando alla scoperta della sua bellissima costa e le sue immacolate spiagge. La prima spiaggia che visitiamo è quella di Capo Comino con sabbia chiara e sottile e con qualche  scoglio sull'arenile. Arrivando notiamo anche la presenza di una zona lagunare: Salina Manna e Salinedda. Ci sorprende la bellezza della sua l’avifauna e in particolare quella dei fenicotteri rosa. Le acque di Capo Comino sono estremamente trasparenti e si legano elegantemente con il verde della vegetazione intorno alla spiaggia e con l'Isola Ruja, scoglio rosso, che molti bagnanti raggiungevano a nuoto o a piedi. Noi dopo una breve sosta foto e una piccola passeggiata riprendiamo la strada orientale e ci tuffiamo in panorami mozzafiato dove dominano le sfumature dell’azzurro, dello smeraldo e del blu più profondo.

 

OROSEI

Percorrendo l’orientale sarda raggiungiamo Cala Liberotto, un altro piccolo angolo di paradiso, tra lo stagno di Sos Alinos con la tipica vegetazione di canne e agavi. Le acque del mare sono limpide e cristalline e circostanti alla spiaggia si trovano fichi d'India e palme nana. La giornata battuta dal vento, ha attirato anche qualche surfista. Leggiamo nella guida che la zona è anche rinomata per la vita notturna particolarmente animata, ma non possiamo fermarci e riprendiamo la nostra corsa lungo l’orientale sarda.

Superando, con un piccolo ponticello in pietra, il fiume Cedrino iniziamo a prendere direzione verso il centro di Orosei. Orosei è conosciuta per la bellezza delle sue spiagge ma non è solo mare, infatti ci sorprende il suo centro storico, particolarmente ben conservato. Si sviluppa attorno alle piazze del Popolo, delle Anime e di Sant’ Antonio, con numerosi edifici a carattere civile e religioso.

Nel territorio circostante notiamo la segnaletica per diverse emergenze archeologiche tra cui le sepolture domus de janas, i nuraghi ,i villaggi nuragici e i resti di piccoli insediamenti romani.

L’ambiente quasi pianeggiante degrada dolcemente su forma collinare e quasi montana immediatamente dopo che lasciamo il centro di Orosei. Costeggiamo per qualche km il fiume cedrino e le pendici collinari che lo sovrastano sono ricche di una vegetazione lussureggiante.

 

GALTELLI'

Iniziamo a prendere un po’ di quota prendendo direzione Galtellì. Su uno spettacolare altopiano calcareo sorge il borgo medievale, ai piedi del monte Tuttavista. Nel centro storico è possibile ammirare la chiesa romanica di San Pietro, risalente al Dodicesimo secolo che conserva degli affreschi romanici.  All’interno scopriamo che è presente un ciclo pittorico ben organizzato in riquadri raffigurante scene tratte dall'Antico Testamento: nella facciata interna è possibile riconoscere un Giudizio Universale.  Di particolare interesse architettonico è l’antica casa padronale Domo de Marras adibita a Museo Etnografico con l’allestimento della vita e cultura agro pastorale.

Fuori dal paese scorgiamo un rudere di un antico castello, ormai immerso nella vegetazione. Poche le tracce ancora visibili: tra queste alcune parti di paramento murario in corrispondenza del castello vero e proprio, oltre che resti di una torre angolare ed alcune cisterne interrate.

Il paese di Galtellì si inserisce inoltre nel Parco Letterario Deleddiano e molte delle sue abitazioni, vie e chiese celebrano le letture dei romanzi di Grazia Deledda.

 

DORGALI

Dopo un bel percorso tra  la vallate del fiume Cedrino, raggiungiamo il grande bacino del Cedrino.  Ci fermiamo per un bella foto panoramica: da entrambi i lati della strada si gode la vista sul lago sovrastata dalle  pendici del Supramonte. In questo bellissimo e straordinario patrimonio naturale ci inoltriamo verso Dorgali. Si sviluppa sul costone roccioso che scende dal monte Bardia. Nel centro storico incontriamo vecchie costruzioni abitazioni costruite con scura roccia vulcanica. Ci sono molte chiese nell'abitato, tra queste San Lussorio, la Madonna d'Itria e la Maddalena. Nella  piazza centrale Vittorio Emanuele visitiamo la Parrocchiale di Santa Caterina,  dove al suo interno scopriamo un grande altare ligneo scolpito. 

Decidiamo di non raggiungere Cala Gonone, anche se in molte  guide è inserita come porto per raggiungere una delle spiagge più belle al mondo: Cala Luna.

 

URZULEI

Da Dorgali proseguiamo la nostra scoperta nel cuore dell’Ogliastra. Correndo sempre lungo la strada orientale ci troviamo al centro tra due grandi “mostri” montuosi : il Supramonte di Urzulei e il Supramonte di Baunei.

Raggiungendo le falde del monte Gruttas, arriviamo a Urzulei dove ci fermiamo per un piccolo spuntino e per defaticare un po’.

Nel V secolo d.C. Urzulei conosce i primi evangelizzatori cristiani, con l'avvento della chiesa Greca che qui ha lasciato delle tracce soprattutto con la dominazione bizzantina che ha diffuso la devozione dei santi orientali. Numerose sono le chiese che si possono visitare nel piccolo centro tra cui: la chiesa parrocchiale di Urzulei, San Giovanni Battista, San Giorgio Vescovo, Sant'Antonio da Padova, San Basilio Magno e la chiesa dell'Angelo. Per il visitatore che arriva nel territorio di Urzulei, si consiglia di visitare i dintorni del paese dove si possono ammirare le famose Giunturas. Poco distante dal paese, si trova un importante villaggio medioevale di Mannorri. Molto conosciuto è Supramonte di Urzulei con la sua fonte Sa Rutta 'e s'Edera, la grotta Domini e l'importante gola di Gorropu meta ogni anno di numerosi speleologi.

 

BAUNEI

Immersi nel fascino del Supramonte con i suoi imponenti bastioni calcarei raggiungiamo Baunei. Lungo la strada rimaniamo incantati dalle ampie terrazze panoramiche che sovrastano ampie vallate. La macchia mediterranea si fa spazio tra gli speroni affioranti di roccia calcarea. In lontananza si intravede all’orizzonte lo scintillio cristallino del mare.

Il centro abitato presenta un aspetto montano derivante dal muraglione roccioso che lo sovrasta. Nel particolare e ripido centro storico spicca la chiesa parrocchiale dedicata a san Nicola di Bari dall’aspetto prettamente seicentesco. La chiesa è caratterizzata da una copertura a cupola e da un portale ornato, separato dal corpo centrale con funzioni di finta facciata.

Dopo una breve passeggiata proseguiamo per raggiungere la parte forse più famosa di Baunei : la sua frazione Santa Maria Navarrese.

 

SANTA MARIA NAVARRESE

Lungo strada oltre a rimanere estasiati per i profumi e il panorami, incrociamo piccole fontanelle perfette per delle brevi soste per riprendere fiato ma soprattutto per respirare a pieni polmoni il profumo della macchia mediterranea. Dalla strada di tanto in tanto intravediamo i colori cristallini del mare che sono ancora più brillanti dal bel contrasto con il bianco  calcare delle rocce e del verde lussureggiante della vegetazione. Appena arrivati a Santa Maria Navarrese ci rendiamo conto che è una perla incastonata dentro una verde conca ricca di olivi, fichi, olivastri e carrubi e una folta macchia mediterranea.

Il nome della frazione deriva dalla chiesetta eretta dalla Principessa di Navarra che probabilmente scacciata o fuggita per un peccato d’amore o per intrighi di corte, volle ringraziare la Madonna per essere scampata ad un naufragio nei pressi dei temutissimi “Monti Insani” ora Monte Santo. La sua vicenda resta ancora misteriosa, tra la storia nebulosa del medioevo e la leggenda. Questa piccola graziosa Chiesa sorge tra il verde dell’entroterra e l’azzurro del mare. Una chiesetta semplice costruita in pietrame e mattoni con due spioventi coperti da coppi e sorretto da otto capriate di ginepro. Accanto alla chiesa spicca una pianta di olivastro millenario che supera i dieci metri d'altezza.

Ci avviamo per una bella sosta in spiaggia, che è facilmente raggiungibile in quanto situata nel centro abitato, vicino alla torre di avvistamento di epoca spagnola che sormonta la spiaggia, a sua volta orlata dalla tipica vegetazione della macchia mediterranea. Si presenta con un fondo di sabbia bianca molto grossa e ghiaia mista a ciottoli.

 

LOTZORAI

La nostra scoperta dell’Ogliastra continua lasciandoci alle spalle Santa Maria Navarrese per prendere una piccola strada secondaria circondata da campi a pascolo e piccoli coltivazioni. Allontanandoci dalla costa ci avviamo un po’ nell’entroterra e raggiungiamo Lotzorai. Il paese sorge fra due fiumi, il Pramaera e il Rio Girasole, al centro di un anfiteatro formato dal massiccio del Monte Oro.  Il paesino ha la struttura tipica dei paesi ad economia rurale. Si possono infatti ammirare grandi case con ampi cortili, le strade strette del centro storico si intrecciano ripetutamente e regalano uno scenario molto suggestivo. Il paesino è talmente piccolo che decidiamo di proseguire senza fare una vera e propria sosta.

A poca distanza da Loztorai incrociamo un altro piccolo borgo: Girasole, che si estende lungo le rive dello stagno di Tortolì.

 

TORTOLI'

Continuiamo la nostra giornata in un ambiente abbastanza pianeggiante sino ad arrivare a Tortolì che si protende verso il mare. Nel centro del paese si trova quella che era l'ex Cattedrale di Tortolì, la chiesa di Sant'Andrea, risalente agli inizi del Seicento e di stile barocco. L'interno della chiesa è particolarmente interessante, composto da tre navate, nel quale ammiriamo numerose opere d'arte e un grande altare sopraelevato in marmo. Decidiamo di fare una sosta un po’ più lungo del previsto perché eravamo decise a vedere le famose Rocce Rosse di Arbatax nella zona del porto, rocce che hanno dato il nome ad una rassegna musicale estiva interamente dedicata alla musica blues.

Il colore di queste rocce fa venire veramente i brividi e lo scenario è ulteriormente impreziosito dalla Torre spagnola e dalla Torre di San Gemiliano costruite nel Cinquecento dagli spagnoli, erette a difesa dei frequenti attacchi dei pirati. Riprendiamo le bici con un po’ di dispiacere, ci sarebbe piaciuto ammirare questo angolo di paradiso con un bel sottofondo di un bel concerto blues.

ARZANA

Iniziamo dolcemente a lasciare la zona pianeggiante per cominciare a prendere un po’ di quota, da prima con del basse colline fino a raggiungere nuovamente i pendii del Supramonte. Arriviamo così nel cuore dell'Ogliastra: paese di Arzana, ai piedi del Monte Idolo, tra boschi lussureggianti e sorgenti cristalline, sotto le vette più alte dell'Isola.

Da un lato Arzana guarda il versante Sud del Gennargentu dall’altra il mare. La giornata è tersa e ci permette di scorgere regioni della Sardegna anche molto lontane.  Scopriamo che Arzana vanta la vetta più alta dell'Isola (m 1834): Punta La Marmora.

Arrivando a Arzana notiamo che per le strade ci sono tanti vecchietti e così decidiamo di prendere un caffè per fare due chiacchiere con i locali e ci dicono che questo paese è entrato alla ribalta della notorietà in Sardegna per la longevità dei suoi abitanti, che sovente raggiungono e superano il secolo d'età.

Un piccola panoramica del paesino ci permette di inoltrarci in questo piccolo paesino, dove di tanto in tanto si vedono dei piccoli murales.

 LANUSEI

Lasciata Arzana, ci continuiamo ad abbarbicare tra un tornante e l’altro. Il percorso ci delizia con dei panorami mozzafiato: lungo strada scorgiamo vigneti, oliveti e zone completamente lasciate a pascolo. Piano piano raggiungiamo Lanusei, un antico borgo che si erge sui costoni dei Monti del Gennargentu. Il centro della città è caratterizzato da diversi palazzi ottocenteschi, tra cui troviamo la targa della casa natale di Goffredo Mameli, compositore dell'inno nazionale italiano. La prima tappa la facciamo all’ottocentesca stazione del famoso Trenino Verde. Lo charme di un antico splendore si intravede nella piccola sala d’aspetto e nelle scritte agli ingressi delle porte. I binari e gli scambi, ancora funzionanti, sono però vuoti. Il trenino Verde non è ancora  arrivato da Arbatax.

Incuriositi dalle indicazioni stradali prendiamo direzione per il bosco di Selene. Quello che troviamo ci lascia veramente soddisfatti. Un bosco di lecci e castagni dalla misteriosa aurea di un mondo fatato. Qui scopriamo che ci sono le vestige di un nuraghe e da due tombe di giganti. L’ambiente sembra aver conservato un fascino mistico e l’aria un po’ frizzante ci lascia immaginare gli inverni rigidi con un po’ nebbia che alleggia in questo piccolo angolo magico.

 

GAIRO & TAQUISARA

Il nostro viaggio prosegue dopo aver lasciato Lanusei, lungo le propaggini montuose, profondi tornanti da dove si apprezzano i boschi di lecci, castagni, e qualche piccolo cespuglio Percorrendo una bella zona tra montagna e vallata, raggiungiamo Gairo, adagiata sul versante di una ripida gola. L'attuale centro sorge in seguito all'evacuazione del vecchio abitato, distante alcuni chilometri e abbandonato a causa delle frane dovute alle grandi alluvioni avvenute tra il 1951 e il 1953. Il paese vecchio ci fa pensare ad paese fantasma, edifici diroccati ma che mostrano un antica vita quotidiana ormai dimenticata.

Bellissimi paesaggi si aprono ai nostri occhi come quello del torrione calcareo di Perda Liana, vero e proprio monumento naturale.

A poca distanza dall’abitato incrociamo l'area nuragica di Serbissi ed una piccola borgata dove il centro è caratterizzato dalla piccola stazione del Trenino Verde. Notiamo le indicazione per le grotte di Taquisara, ma ci rimangono ancora molti km e così no ci fermiamo e continuiamo il nostro viaggio.

 

USSASSAI

Da Taquisara prendiamo senza difficoltà direzione Ussassai che sorge sulle pendici del monte Arcuerì e domina la valle del Rio San Gerolamo. Come arriviamo notiamo subito che il paese è diviso in una parte più moderna con case di recente costruzione e una invece con caratteristiche antiche casette in pietra.

Le ricche foreste di lecci e querce, corbezzoli, macchia mediterranea, sorgenti ricoprono solo in parte i numerosi Tacchi, imponenti affioramenti rocciosi calcarei, che rendono il paesaggio ussassese particolarmente selvaggio contribuendo a conservarne la selvaggia e incontaminata bellezza. Il paese  ci offre punti panoramici mozzafiato che spaziano fino alle pareti cangianti dei bastioni naturali dei tacchi ogliastrini, alcuni con forme modellate dal tempo e spesso riferibili a grandi personaggi del passato, come lo spuntone chiamato "Dante" e simile al profilo del celebre poeta toscano.

In questo scenario suggestivo scopriamo un’altra delle stazioni storiche della ferrovia a scartamento ridotto Mandas-Arbatax.

 

SEUI

Quasi seguendo l’antico percorso della ferrovia della Mandas-Arbatax raggiungiamo un altro piccolo paesino montano della Barbagia di Seulo: Seui. Il paese è caratterizzato da una rete di stradine gravitanti attorno alla parrocchia di Santa Maria Maddalena, su cui si affacciano palazzotti ottocenteschi ed abitazioni che seguono i canoni della locale architettura rustica in pietra scistosa, con eleganti archi, balconate in legno  e tetti in coppo.  All’interno della chiesa di Santa Maria Maddalena troviamo un bell'altare ligneo e un fonte battesimale risalenti al Seicento.

Facciamo una passeggiata e apprezziamo le abitazioni in pietra scistosa e legno, con balconcini in ferro battuto. Particolarmente belli i balconcini in ferro battuto, opera dei mastri ferrai seuesi, che conservano nella loro bellezza elementi decorativi che li rendono unici.  Fra queste notiamo la casa Farci ed una palazzina liberty degli inizi del XX secolo, adibita a casa museo. È stato poi un bel viaggio nel passato la visita alla sede dell'ex carcere spagnolo, dove abbiamo visto gli ambienti che per secoli hanno visto consumare drammatiche vicende umane.

Prima di ripartire ci fermiamo per gustare i tipici Culurgiones con un bel bicchiere di vino rosso.

 

SADALI

Dopo lo spuntino seuhense, riprendiamo il nostro viaggio verso Sadali. Il panorama è sovrastato dai margini del "Taccu di Sadali", ampio altopiano calcareo circondato da un territorio molto vario e articolato, con boschi ricchi di leccio, rovere, sugherella e sughera.

Il centro abitato ci ricorda un pittoresco borgo medievale che si sviluppa intorno all'antica parrocchiale di San Valentino. Non distante dalla chiesa si trova una cascata le cui acque finiscono in un baratro sotterraneo detto "Sa bucca manna" (la grande bocca). È stato molto suggestivo fare una passeggiata nelle vie del paese ed avvicinarsi alla fresca e ritmata cascata, una vera rarità all'interno di un centro abitato.

Per conoscere gli strumenti di lavoro che nel passato supportavano nelle attività quotidiane i sadalesi abbiamo fatto una visita all'antico mulino ad acqua risale