• Sardegna Centro Orientale 1 Sardegna Centro Orientale 1
  • Sardegna Centro Orientale 2 Sardegna Centro Orientale 2
  • Sardegna Centro Orientale 3 Sardegna Centro Orientale 3
  • Sardegna Centro Orientale 4 Sardegna Centro Orientale 4
  • Sardegna Centro Orientale 4 Sardegna Centro Orientale 4
  • Sardegna Centro Orientale 6 Sardegna Centro Orientale 6
  • Sardegna Centro Orientale 7 Sardegna Centro Orientale 7
  • Sardegna Centro Orientale 8 Sardegna Centro Orientale 8
  • Sardegna Centro Orientale 9 Sardegna Centro Orientale 9
  • Sardegna Centro Orientale 10 Sardegna Centro Orientale 10
  • Sardegna Centro Orientale 11 Sardegna Centro Orientale 11
  • Sardegna Centro Orientale 12 Sardegna Centro Orientale 12
  • Sardegna Centro Orientale 13 Sardegna Centro Orientale 13
  • Sardegna Centro Orientale 14 Sardegna Centro Orientale 14
  • Sardegna Centro Orientale 15 Sardegna Centro Orientale 15
  • Sardegna Centro Orientale 16 Sardegna Centro Orientale 16

L’area Centro Occidentale della Sardegna è nota per varie peculiarità presenti anche in altre zone dell’isola e dell’Italia, ma ha anche molti elementi identitari che meritano di essere scoperti. Qui di seguito potrete trovare in particolare varie notizie a voi utili sui luoghi attraversati dai più collaudati itinerari in cicloturistici. Noi li abbiamo pedalati tutti e ve li abbiamo raccontati mentre lo facevamo. Pur volendoveli suddividere per luoghi attraversati, così da facilitarvi la consultazione mirata, per ripercorrere con noi il nostro viaggio, leggeteli in sequenza. Sono quindi questi sono i “luoghi” attraversati: 

MONTEVECCHIO

A Montevecchio pernottiamo in un confortevole agriturismo nei pressi del centro del borgo. Il paese è una piccola frazione divisa tra i territori dei comuni di Arbus e Guspini, abitata da poche centinaia di persone e immersa nella natura in località Genna Serapis (porta di Serapide). Montevecchio nacque in seguito all’apertura delle miniere di piombo e zinco che entrarono in funzione nella metà dell’Ottocento e rimasero in attività per circa 150 anni. Incuriositi dalla storia di questa miniera, decidiamo di visitare i quattro percorsi di visita, la meravigliosa Palazzina della Direzione al centro del borgo e i tre cantieri a valle. La visita dura poco meno di tre ore, ma tra una spiegazione e l’altra il tempo vola; il sito è molto vario ed è impossibile annoiarsi. Le guide ci raccontano con passione la storia di questo sito, che se non fosse per il recupero a livello turistico, probabilmente rimarrebbe dimenticato così come spesso accade alle miniere dismesse. Trascinati dai loro racconti torniamo indietro nel tempo, a quando Montevecchio era una delle più ricche e produttive miniere di Italia. Restiamo impressionati dal lusso della Palazzina della Direzione e dai macchinari di archeologia industriale conservati nelle officine di mezzena e nel cantiere di Piccalinna.

TORRE DEI CORSARI

Lasciata Montevecchio partiamo per una lunga pedalata immersi nella natura che ci porterà a Torre dei Corsari. Attraversiamo boschi, colline e campagne circondati dai colori e dai profumi della vegetazione, con la speranza di incontrare il cervo sardo che ci dicono non è difficile avvistare anche nella stessa Montevecchio. Il percorso è tortuoso ma finalmente arriviamo a Torre dei Corsari, dove ci concediamo una meritata sosta. La località è nota per la sua spiaggia dorata, che ospita delle immense dune formate dal vento di maestrale che soffia forte da nord-ovest. La distesa di sabbia si incontra con la lussureggiante macchia mediterranea e l’effetto cromatico che ne deriva è affascinante. Come è facile dedurre il toponimo deriva dalla presenza sul promontorio della torre spagnola, costruita nel Cinquecento all’interno del complesso sistema difensivo contro i continui attacchi dei saraceni, corsari appunto, che arrivavano dall’Africa.

Lasciata Torre dei Corsari raggiungiamo la laguna di Marceddì, la prima delle varie arre umide che incontreremo lungo il Golfo di Oristano. Qui ci troviamo nel punto più a sud del golfo. Ai bordi della laguna si sviluppa il piccolo borgo di pescatori omonimo e tanti ristorantini in cu è possibile gustare il pesce fresco pescato la mattina stessa. Vicinissimo a Marceddì incontriamo Sant’Antonio di Santadi, che nonostante la distanza di circa 40 km, è come Montevecchio frazione di Arbus. Qui si celebra la festa dedicata al santo patrono che vanta una delle processioni più lunghe d’Europa e seconda in Sardegna solo a quella di Sant’Efisio.

ARBOREA

Dopo una serie di strade dritte e lineari quasi a voler formare una scacchiera, raggiungiamo Arborea, piccolo centro fondato durante il fascismo conosciuto con il nome di Mussolinia (ecco spiegato lo stile così regolare delle strade!). Al centro di un territorio paludoso, l’area fu bonificata per edificare il borgo ed ospitare coloni provenienti principalmente dalla regione del Veneto. Ancora oggi la comunità è legata ad alcune tradizioni venete, come ad esempio la sagra della polenta a cui accorrono numerosi visitatori da tutta la Sardegna. Nel centro dell’abitato, tra gli edifici principali, spicca quello della chiesa parrocchiale in stile tirolese.

Lasciata Arborea attraversiamo campi coltivati, non per niente la zona è conosciuta per essere particolarmente fertile, come testimoniano la ricca produzione di latticini e di prodotti ortofrutticoli, prodotti e smerciati in tutta l’isola grazie a diverse cooperative agricole che operano nella zona.

Costeggiamo lo stagno di Santa Giusta alla nostra destra, per lasciare il porto industriale a sinistra e in poco tempo arriviamo a Oristano.

ORISTANO

Oristano è la città più importante tra quelle attorno al suo golfo, conosciuta dai sardi per essere stata nel medioevo il capoluogo del glorioso giudicato di Arborea e attualmente l capitale del carnevale della Sartiglia, una gioca equestre i cui i cavalieri devono cercare di infilzare una piccola stella dal cavallo in corsa (la sartiglia appunto). La cittadina ha un piccolo ma grazioso e ben tenuto centro storico, in cui in circa un’ora visitiamo gli edifici principali. Seguendo il percorso del carnevale oristanese visitiamo la Cattedrale per scendere poi in Piazza Eleonora, la più importante giudicessa regnante in Sardegna, e proseguire in Corso Umberto fino alla torre di Mariano, ciò che resta di quello che doveva essere un più ampio sistema difensivo.

CABRAS

Lasciata Oristano ci dirigiamo a Cabras, una cittadina sulle sponde dello Stagno tra i più grandi in Sardegna. La sosta qui è d’obbligo per visitare il museo archeologico che conserva una delle più interessanti scoperte archeologiche degli ultimi 40 anni e che sta rimettendo in discussione tutta la storia antica del Mediterraneo e non solo. Si tratta dei Giganti di Monte Prama, delle statue in pietra calcarea e arenaria che rappresentano dei guerrieri, arcieri, pugilatori, a difesa probabilmente di una nobile famiglia dell’epoca nuragica. La caratteristica delle statue, oltre che per le loro dimensioni monumentali, sono gli occhi ipnotici perfettamente circolari. Le guide cercano di spiegarci tutto ciò che si crede possa essere stato motivo di edificazione di queste statue, ma forse proprio il mistero che avvolge questi giganti li rende ancora più affascinati. Ipnotizzati dalla storia nuragica, fenicia e romana, torniamo nel presente costeggiando lo Stagno di Cabras, dove avvistiamo alcuni fenicotteri rosa che proprio qui vengono chiamati dalla gente “sa genti arrubia” (la gente rossa), proprio per il colore rosaceo delle piume che li contraddistingue.

SAN SALVATORE

Lungo il tragitto ci imbattiamo nel borgo semi-disabitato di San Salvatore, un piccolo centro dalle basse casette che si sviluppano tutte intorno alla piazza della chiesetta. L’atmosfera è quella dei film western, e manco a dirlo da una casa spunta fuori un signore che ci dà conferma del fatto che il borgo fu utilizzato negli anni Sessanta e Settanta come set cinematografico per questo genere di film. Visitiamo la chiesa di San Salvatore e l’ipogeo da cui si accede da un’apertura nel pavimento della chiesa. A quanto pare fin dall’epoca nuragica e poi fenicia, punica e romana il luogo fu oggetto di culto e tantissime persone si recavano in questo luogo per l’acqua che sgorgava dalle fonti, ritenuta dalle qualità terapeutiche. Speriamo di essere stati colpiti anche noi da qualche benedizione che allevi la nostra fatica lungo il tour!

Proseguiamo il nostro viaggio in direzione nord, attraversando la campagna dell’oristanese, fino a raggiungere la spiaggetta di S’Archittu. Questa è famosa per il caratteristico arco scolpito dalla natura nella parete rocciosa di pietra calcarea. Il fondale è particolarmente basso e il colore della sabbia è un misto di differenti tipi di roccia e grana che rendono ancora più particolare il contrasto con l’azzurro del mare.

Risaliamo in sella alle bici e dopo aver attraversato i centri di Cuglieri, Sennariolo e Tresnuraghes, ci imbattiamo in uno dei paesi più piccoli di tutta la Sardegna. Si tratta di Modolo, circondato da un paesaggio particolarmente rigoglioso, ricco di uliveti, ciliegi e vigne da cui si produce la famosa e pregiata Malvasia di Bosa. Nel piccolo ma ben conservato centro storico visitiamo le chiese di Santa croce e di Sant’Andrea Apostolo.

Lasciamo Modolo e percorriamo i pochi chilometri che ci separano da Bosa immersi nei colori e nei profumi della campagna coltivata. I binari della ferrovia corrono insieme a noi da un lato e presto ci si affianca un simpatico trenino; un gruppo di bambini in gita scolastica ci saluta chiassosamente e noi non potevamo desiderare un benvenuto migliore a Bosa Marina. Sulla spiaggia dorata si affacciano tanti ristorantini che propongono le specialità gastronomiche locali, e dall’arenile si può ammirare la Torre del Porto dell'Isola Rossa, in stile aragonese. L’atmosfera è rilassata e qualche coppietta approfitta di questa per passeggiare indisturbata sulla spiaggia.  Siamo già innamorati di questo posto e in pochi minuti raggiungiamo il centro di Bosa!

BOSA

Lo spettacolo che ci regala Bosa al nostro arrivo è di quelle che ci rimarrà sicuramente nel cuore. La città si specchia nelle acque del Temo, l’unico fiume navigabile di tutta la Sardegna, cullata dalle verdeggianti vallate che la circondano. I colori sgargianti delle sue abitazioni si riflettono con accuratezza nel acque calme del fiume, mentre il castello domina il paese in cima al suo colle, come a controllare che magia della bellezza del posto non venga spezzata. Percorriamo le strade del centro e dopo aver depositato i bagagli in hotel, ci dedichiamo alla visita di Bosa. Scopriamo così che la storia di questa città è molto antica, fu frequentata sin dall’epoca fenicia e poi colonizzata dai romani. Il Castello dei Malaspina sul colle di Serravalle, nasconde al suo interno la chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos, dove ammiriamo dei bellissimi affreschi della scuola catalana. Le luci del tramonto e poi quelle notturne regalano un’atmosfera magica a tutto il paese e ammiriamo lo spettacolo sorseggiando la famosa Malvasia. La città è però anche conosciuta per la lavorazione del corallo, dei tessuti e dei tradizionali cestini intrecciati con fibre di asfodelo.

Visitata Bosa decidiamo di addentrarci verso la zona più centrale della Sardegna e riprendiamo la strada in direzione sud verso il paesino di Cuglieri dove cambiando strada ci dirigeremo verso Santu Lussurgiu.

SANTU LUSSURGIU

Il tragitto che da Cuglieri ci porta a Santu Lussurgiu è immerso nella natura. Siamo così accompagnati per tutto il tempo dal verde dei boschi e dai suoi profumi, per arrivare infine al piccolo centro montano, alle pendici del rilievo del Montiferru. Sullo sfondo del paesino troneggia quello che doveva essere un superbo vulcano, ormai inattivo, e i suoi colori si affiancano a quelli delle case tradizionali in pietra. Rica di sorgenti, Santu Lussurgiu è famosa in tuta l’isola per la produzione e la commercializzazione dei prodotti legati alle fonti di San Leonardo, distribuiti con il marchio Siete Fuentes (le sette fonti appunto). Non solo acqua ma anche bibite distribuite in tutta la Sardegna. Qui si svolge anche una spericolatissima corsa a cavallo, l’Ardia, nel mese di agosto durante i festeggiamenti di San Lussorio.

ABBASANTA       

Tra uliveti e campi coltivati, raggiungiamo Abbasanta. Ci troviamo al centro della Sardegna, fatto questo notato anche dai romani che la chiamarono infatti "Ad Medias Acquas". Non lontano dal paese, volendo fare una deviazione, si può visitare il nuraghe Losa, ben visibile dalla SS 131, la strada che collega Cagliari a Sassari e intitolata al re sabaudo Carlo Felice.

GHILARZA

A pochi passi (letteralmente!) da Abbasanta raggiungiamo Ghilarza dove ci concediamo una sosta per visitare il centro del paese. Le case sono molto caratteristiche perché basse e costruite in basalto nero, di cui è ricca la zona. Parte dell’economia del paese si basa proprio sulla lavorazione di questa pietra vulcanica e qui i maistros de muru come si dice in sardo, ovvero i muratori, sono ben fieri di rappresentare il proprio paese anche in attività fuori isola. Nel passato alcuni muratori di Ghilarza hanno partecipato persino alla realizzazione del lastricato della Piazza Rossa di Mosca. Visitiamo il museo dedicato ad Antonio Gramsci, la chiesa medioevale di San Palmerio e la Torre Aragonese proprio al centro del paese.

Lasciamo dietro di noi Ghilarza e davanti a noi si stagliano in lontananza le vette del Gennargentu, dove arroccato sta Aritzo, meta del nostro tour nella Sardegna centro-orientale. Ma la nostra strada è ancora lunga e ci aspettano altri paesaggi prima di addentrarci nel cuore delle montagne sarde. Incontriamo così i piccolissimi centri di Boroneddu e di Tadasuni, dalle caratteristiche case in pietra basaltica a vista. Ci ritroviamo così affacciati sul lago Omodeo, pronti ad attraversarlo. Il lago è un ampio bacino artificiale realizzato negli anni Venti, grazie a uno sbarramento sul fiume Tirso e per lungo tempo ha conservato il primato di invaso più grande d’Europa. Nonostante si tratti di un lago artificiale, è ben contestualizzato nel paesaggio selvaggio che lo circonda.

Attraversiamo il ponte per raggiungere la sponda orientale dell’Omodeo, superiamo il borgo di Ardauli e all’altezza di Neoneli svoltiamo per Ulà Tirso. Grazie alla sua diga sul fiume omonimo scopriamo che fu il primo paese di tutta la Sardegna a poter usufruire della luce elettrica. Ci fermiamo per una breve visita alla chiesa di Sant’Andrea e proseguiamo il nostro viaggio. Attraversiamo nuovamente il lago Omodeo per costeggiarlo per un lungo tratto fino ad arrivare alla meta intermedia della tappa, Fordongianus.

FORDONGIANUS

L’impronunciabile nome del paese in realtà deriva dal nome latino di Forum Traiani, la più importante città romana nel centro dell’isola, nata per volere di Traiano come mercato per stringere nuovi legami tra le comunità dell’interno montuoso e quelle ormai romanizzate della pianura. Tra le varie attrattive di Fordongianus sicuramente da non perdere quello per cui è più famosa nell’isola, ossia le sue terme: le antiche e quelle moderne. Sulle rive del fiume Tirso che attraversa il paese si sviluppano infatti le rovine delle Terme Romane, dove in una parte dell’edificio sono ancora visitabili le vasche che accolgono le calde acque sulfuree provenienti dalle sorgenti termali. L’atmosfera è resa ancor più speciale dai vapori che avvolgono le antiche rovine, portando il visitatore indietro nel passato glorioso di questa città. Ancora oggi l’economia e la fama di Fordongianus sono legate alle proprietà benefiche di queste acque, apprezzate soprattutto per patologie respiratorie, della pelle e delle ossa. Per chi ama trattarsi bene dunque, è d’obbligo una tappa al moderno stabilimento Sardegna Grand Hotel Terme per recuperare le energie e essere trattati come dei veri patrizi romani! Visitiamo casa Madeddu, un’antica casa aragonese risalente al Seicento e la chiesetta di San Pietro Apostolo, caratteristica per le sue pietre in trachite rossa.

Lasciata Fordongianus, attraversiamo il piccolo centro di Allai, conosciuto dagli abitanti della zona perché non molti anni fa si è costruita sulle rive del fiumiciattolo una casa dell’albero pubblica. Non ci facciamo perdere questa occasione e anche noi decidiamo di rilassarci qualche momento tra le fronde degli alberi che ospita questa moderna casetta in legno, perfettamente inserita nella vegetazione e nel paesaggio del fiume. Proseguiamo il nostro tour fino ad arrivare a Samugheo.

SAMUGHEO

Tra le dolci colline del Mandrolisai si trova il paese di Samugheo, famoso per il raffinato artigianato tessile di cui visitiamo il museo dedicato. Le guide ci illustrano con passione l’antica arte della tessitura e ci invitano a provare anche noi…ma, nonostante l’impegno, con scarsi risultati! Le vie del paese sono abbellite da alcuni murales, alcuni dedicati all’arte tessile locale. Un altro punto forte di Samugheo è la lavorazione del pane, un ottimo pane che ha persino ottenuto il riconoscimento del marchio DOC. Per chi si trova nei dintorni nel mese di ottobre, da non perdere la sagra del pane! Nel centro storico visitiamo la chiesa del santo patrono di San Basilio che secondo la leggenda ha salvato il paese dalla peste nel Cinquecento.

ATZARA

Dopo una trentina di chilometri tra le campagne, i vigneti e i boschi del Mandrolisai raggiungiamo il piccolo borgo di Atzara dalle caratteristiche abitazioni basse e realizzate in granito, spesso coperte con travi di legno, mentre alcune case spiccano tra le altre per le particolari decorazioni a scalpello sulle cornici delle finestre e delle porte. Nel centro storico scopriamo il Museo di Arte Moderna e Contemporanea e la parrocchiale di Sant'Antioco, un pregevole esempio di architettura gotico-catalana risalente alla fine del XV secolo. Mentre facciamo visita ad uno tra i tanti laboratori di splendidi tessuti , l’artigiano ci racconta di tante altre meraviglie che si possono visitare nelle immediate vicinanze, come la chiesa di Santa Maria Bambina, di fattura romanica e probabilmente la più antica della zona, le domus de janas, alcune tombe dei giganti, dei nuraghi, tra cui quello di Abba Gadda, tutt'ora in buono stato di conservazione. Dal centro storico di Atzara riprendiamo il cammino immersi nel verde per circa 20 km verso lo storico paesino di Belvì.

BELVI’

Il territorio è ricco di boschi di ciliegi, noccioli, noci, castagni, roveri, lecci e agrifogli. Non lontano dalle case del paese vediamo scorrere i binari a scartamento ridotto della linea ferroviaria che collega - con mille curve e viadotti - Cagliari con Sorgono.

In paese visitiamo un piccolo ma carinissimo Museo di Scienze Naturali e Archeologia, sorto una quindicina d'anni fa per iniziativa di un gruppo di appassionati che ospita una sezione di paleontologia, una di mineralogia ed espone collezioni di insetti e animali tipici della fauna sarda. Da qui siamo a due passi da un altro paese ultima tappa del nostro percorso… la caratteristica Aritzo.

ARITZO

Aritzo, situata nel cuore della Barbagia di Belvì, ai piedi del Gennargentu, famosa per le sue sorgenti naturali  come la fonte di Is Alinos, frequentata per le sue proprietà diuretiche, e la sorgente naturale Funtana de Sant’Antoni, particolare per la sua acqua leggera. Aritzo è turisticamente ben organizzata e all’infopoint ci propongono escursioni di ogni tipo, a piedi e a cavallo, addirittura in canoa sul Rio Flumendosa. Noi esausti rifiutiamo e ci lasciamo traportare dai profumi e dai sapori di questo magico paese ed andiamo ad visitare alcuni scalpellini celebri per la lavorazione del legno di castagne ed infine i vecchi resti delle domos de nie, ossia le case della neve dove sin dai primi del 900 veniva accumulata la neve per la vendita.